Il concorrente mancato di Paolo Gentiloni. Sarà per la prossima volta…

            Purtroppo o per fortuna, secondo i gusti, i termini per la presentazione delle liste dei candidati alle elezioni politiche del 4 marzo sono scaduti da un pezzo. E non c’è verso di farli riaprire, neppure da Silvio Berlusconi, che pure secondo i sondaggi che stanno facendo impazzire quelli del Fatto Quotidiano sarebbe tornato a camminare sulle acque, come ai tempi migliori, quando le mamme lo pregavano di guarire i figli ammalati, o i poveri di farli diventare ricchi.

            “L’Italia di Baglioni”, ha titolato Il Messaggero in prima pagina con tanto di corredo fotografico inneggiando al successo del direttore artistico e conduttore del Festival canoro di Sanremo. Che  è riuscito anche nell’edizione di questo anno a tenere incollato ai televisori        mezzo Paese, inutilmente richiamato all’ordine dall’anatema di “rincoglionito” gridatogli dal deputato uscente e non rientrante dei grillini Alessandro Di Battista, Dibba per gli amici e ammiratori di ambo i sessi.

            Altro che Gentiloni, il presidente del Consiglio uscente e probabilmente rientrante che fra i politici è riuscito a conquistare il più alto gradimento nei sondaggi elettorali. E sulla cui popolarità sembra che Matteo Renzi conti molto per evitare al Pd il naufragio che tutti i suoi nemici gli hanno augurato di cuore.

            Altro che Gentiloni, dicevo, col quale peraltro Baglioni fa anche rima. E’ il sessantaseienne cantautore che guida il festival di Sanremo l’uomo del pieno dei consensi popolari. Gli manca solo un partito e una lista. Sarà per la prossima volta, magari l’anno prossimo di questi tempi, se il nuovo Parlamento non avrà trovato nel frattempo un governo al quale poter concedere la fiducia ancora obbligatoria tanto alla Camera quanto al Senato per la Costituzione sopravvissuta alla riforma tentata da Renzi. E naufragata fra le preghiere e infine il sollievo persino del cardinale Camillo Ruini per ragioni che Sua Eminenza ha voluto tenersi per sé nella intervista-scoop appena concessa al Corriere della Sera. Che avrà forse aumentato l’imbarazzo di Massimo D’Alema, già costretto a condividere con l’odiato Berlusconi il merito della sconfitta referendaria inferta a Renzi il 4 dicembre del 2016.

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