Il bacio tossico di Donald Trump, e amici, a Matteo Salvini in Italia

       Tutti hanno visto o avvertito, o finto di vedere e avvertire, lo zampino, o zampone non ancora bollito, del presidente Donald Trump nel rilancio di una intervista di Matteo Salvini a un sito americano rilasciata a febbraio in Italia, che diceva dello stesso Trump tutto il bene possibile, indicandolo come “salvatore dell’Occidente”.

 Il presidente statunitense nella sua assoluta e ormai universalmente nota imprevedibilità, avrebbe trovato quindi la voglia e il tempo di distrarsi dalla guerra in Iran, che prosegue in altro modo all’ombra di una tregua apparente, per occuparsi anche della politica interna italiana seminando zizzania nel centrodestra e persino nel governo, essendo il capo della Lega Salvini uno dei due vice presidenti del Consiglio di Giorgia Meloni. Sì, proprio lei, scesa sotto lo zero nel gradimento di un Trump dichiaratamente scioccato per averne contestato gli attacchi al Papa, peraltro americano pure lui, e avergli negato l’uso, neppure richiesto peraltro nelle dovute formalità,, della base di Sigonella per i bombardieri degli Stati Uniti impegnati nella guerra all’Iran.

       Diffusa, anzi ridiffusa quell’intervista oggi che i rapporti fra Trump e la Meloni, o fra la Casa Bianca e Palazzo Chigi, sono parecchio cambiati, l’operazione a torto o a ragione attribuita al presidente americano è né più né meno di una provocazione. Alla quale sconcerta, a dir poco, che Salvini si sia prestato, almeno sino al momento in cui scrivo. Ma già un ritardo di reazione potrebbe bastare e avanzare al capo della Lega per subirne danni elettorali, dopo che un sondaggio dell’Isp ancora fresco di stampa sul Corriere della Sera gli ha attribuito meno del 6 per cento dei voti -5,8- rispetto al quasi 9 -8,8- delle elezioni politiche del 2022.  Il bacio di Trump, diciamo così, gli potrebbe essere politicamente fatale per la sua tossicità.

       C’è una circostanza aggravante in questa curiosa operazione mediatica e politica. E’ l’imminente arrivo a Roma del Segretario di Stato americano Rubio per incontri ufficiali al di là e al di qua del Tevere.

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