Più che largo, mi sembra ristretto il campo che Elly Schlein e Giuseppe Conte, in fondo al tavolo, e Nicola Fratojanni e Angelo Bonelli, in primo piano, hanno offerto posando sorridenti e compiaciuti davanti al fotografo, seduti a un tavolo usato solo per appoggiarvi i telefonini, o come altro vanno chiamati i loro attrezzi elettronici. Una foto propiziatrice, anticipatrice e quant’altro di un’accelerazione -si è detto e scritto- del confronto per definire il programma di un’alternativa al governo di centrodestra di Giorgia Meloni prossimo al primato di durata nella storia della Repubblica. Un programma che sino a qualche settimana fa sembrava destinato, soprattutto nei progetti di Conte, solo al lavoro autunnale. Della leadership, cioè del candidato alla guida del governo che dovrà realizzarlo, si deciderà solo dopo, anche se è la cosa sulla quale maggiore è l’attesa, e la tensione.
Il campo è ristretto, più che largo, perché i quattro dell’Apocalisse in maniche di camicia o camicetta non hanno invitato al tavolo nessuno, proprio nessuno dei tanti che affollano le cronache politiche come aspiranti componenti moderate e più riformiste della coalizione antimeloniana. E delle quali i quattro attori principali hanno mostrato come più chiaramente non potevano il ruolo di comparse che sono in realtà disposti a concedere.
Lascia un commento