Per quanto fuori ruolo o emerito, visti anche gli 87 anni da compiere in agosto, mi sembra francamente esagerato quel titolo di “professore di scienza della coalizione” assegnato a Romano Prodida un generoso estimatore dopo un’intervista nella festa annuale di Repubblica. Reduce peraltro, il professore, da un incontro privato di due ore e mezza con la segretaria del Pd Elly Schlein, che gli deve un po’ la carriera politica ma non ne segue sempre i consigli. O quasi mai, qualche volta infastidendolo anche pubblicamente.
D’accordo, egli sconfisse due volte, a capo appunto di una coalizione, Silvio Berlusconi: la prima nel 1996 sotto le insegne dell’Ulivo e la seconda, sotto le insegne dell’Unione, dieci anni dopo, nel 2006, forte anche del prestigio internazionale procuratosi nel frattempo con la presidenza della Commissione europea, a Bruxelles, rimediatagli da Massimo D’Alema, con sapiente maneggio delle relazioni continentali, per riparare in qualche modo al torto fattogli sostituendolo a Palazzo Chigi nel 1998. Quando, anziché le elezioni anticipate reclamate dal presidente del Consiglio dimissionario per affrancare la coalizione ulivista dalla dipendenza da Fausto Bertinotti, il “parolaio rosso” di Giampaolo Pansa che lo aveva fatto cadere, D’Alema preferì subentrargli cambiando maggioranza. A Bertinotti preferì l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che gli improvvisò un partito di profughi del centrodestra per vantarsi di mandare alla guida del governo italiano il primo e unico post-comunista della storia nazionale. Cossiga era davvero imprevedibile nei suoi umori e nelle sue scelte. D’Alema si inventò addirittura un mezzo Ministero, senza portafoglio, per tenere i rapporti con lui.
Se la disinvoltura di D’Alema, orgoglioso a Palazzo Chigi di festeggiare i 50 anni della Nato tanto a lungo avversata dal Pci di Palmiro Togliatti nel dopoguerra, salvò nel 1998 la legislatura, alla crisi del secondo governo Prodi dieci anni dopo non ci fu nulla da fare per evitare lo scioglimento delle Camere. E da allora, come ancora si vanta Clemente Mastella, che aveva fatto vincere con ni suoi voti in Campania l’Unione prodiana nel 2006 risparmiandole il pareggio, il cosiddetto centrosinistra della seconda Repubblica non ha più vinto un turno di elezioni politiche nazionali.
Con questi precedenti, con due governi dal respiro corto, e senza volere infierire sul ricordo della sua partecipazione nel 1978 ad una seduta spiritica su Aldo Moro prigioniero delle brigate rosse, si fa davvero fatica a condividere l’assegnazione a Prodi della cattedra di scienza della coalizione. Lasciamogli -bastando ed avanzando- quella davvero guadagnatasi e assegnatagli all’Università di professore di economia e politica industriale. Per inventarsi, gestire, riparare una coalizione, di governo o di opposizione che sia, peraltro in scenari ancora più bizzarri dei tempi migliori di Prodi, occorrono uomini, e donne, di caratura e fantasia diverse.
Pubblicato sul Dubbio
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