L’incubo di Dario Franceschini nell’officina dell’alternativa

       Loro -Fratoianni e Bonelli in primo piano, Conte e la Schlein in secondo davanti a un fotografo non credo casuale- si danno appuntamento in un ristorante ricavato da una grotta per anticipare di qualche mese la ricerca -non di più- di un accordo di programma che, ad occhio e croce, si qualifica per i non invitati. Quelli -Matteo Renzi e derivati- ai quali Goffredo Bettini ha offerto tende, non di più, nel campo largo dell’alternativa da lui stesso inventato non prevedendo che a rifiutare di chiamarlo così sarebbe stato l’uomo al quale tiene di più, Giuseppe Conte, per averne fatto un “progressista”, per quanto “indipendente” e “non di sinistra”. Anche lui, quindi, di centro? O semplicemente più in alto di tutti, il più qualificato per esperienza come candidato a Palazzo Chigi, da cui manca da troppo tempo dopo lo sfratto subìto più di cinque anni fa?.

       Dario Franceschini – il Moro dei poveri, diciamo così, per l’ambizione che ha di scomporre per ricomporre gli equilibri interni al Pd, come quello dei ricchi faceva nella Dc e per un certo tempo anche fuori- ha appena detto nello studio ricavato da un’officina, parlandone a Giovanna Vitale di Repubblica, che Conte “ha già fatto il premier e non ha bisogno di dimostrare nulla”, oltre all’aspirazione di una replica. Ma anche Elly Schelin, che peraltro gli deve l’elezione a segretaria del Pd, avrebbe titoli per guidare una coalizione. “Io -ha detto Francechini- sono stato al governo con cinque primi ministri, so le qualità che servono e posso assicurare che lei le ha tutte per preparazione, carattere e credibilità internazionale”, addirittura.

       Tuttavia a Franceschini piace politicamente anche la sindaca di Genova Silvia Salis, che vorrebbe si mettesse “a disposizione del progetto” dell’alternativa. Ma come si fa a scegliere tra tante risorse, chiamiamole così? Semplice, con le primarie: nei gazebo che “possono dare un grandissimo slancio alla campagna elettorale unitaria, da avviare la sera stessa dei risultati con una grande festa di popolo”.

       Tanto ottimismo, a sinistra e dintorni, di Franceschini è tuttavia contraddetto dalla paura che l’ex ministro, nonostante Vannacci o a causa sua se la premier saprà muoversi bene, non inseguendolo ma liberandosene, ha di una nuova vittoria elettore del centrodestra. Un pericolo “sottodimensionato” e aggravato dal fatto che se a Meloni dovesse riuscire il colpo potrebbe diventare anche la prima donna al Quirinale, a capo di una Repubblica presidenziale a Costituzione persino invariata. Un incubo per il Moro, ripeto, dei poveri.

Ripreso da http://www.startmag.it

Il nuovo uomo qualunque che Vannacci potrebbe diventare per la Meloni

Me l’aspettavo ed è puntualmente arrivata la stecca, felice come al solito, del professore Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della Sera, nel coro dei commenti e delle analisi storiche e politiche di ciò che sta producendo il generale, non a caso di divisione, Roberto Vannacci col suo partito ardimentosamente intestato al futuro nazionale ma dannatamente, e fortunatamente,legato al presente. O, al massino, al futuro prossimo delle elezioni generali del 2027, che gli aspiranti all’alternativa pensano di poter vincere grazie ai voti che potrà togliere il generale, appunto, al centrodestra correndo da solo. O anche partecipando ad una coalizione zavorrata proprio dalla sua presenza, a beneficio delle componenti dichiaratamente moderate o più riformiste del cosiddetto campo largo coltivato, in concorrenza fra di loro, da Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Matteo Renzi, Elly Schlein, in ordine rigorosamente alfabetico, e altri ancora.

       Mentre tutti, al solito, guardano al dito di Vannacci, e ai suoi tifosi opportunisti addirittura di sinistra, Ernesto Galli della Loggia ha guardato alla luna di un centrodestra ancora più di centro pur sotto la guida di Giorgia Meloni. Che proprio grazie a Vannacci potrà essere davvero conservatrice, come il nome dello schieramento cui la premier appartiene a livello internazionale, e lasciare al futuro alla rovescia del generale lo spazio e il ruolo di reazionario. E non è affatto detto, par di capire leggendo l’editorialista del Corriere della Sera, che un simile processo di evoluzione moderata del centrodestra debba compiersi nella prossima legislatura praticando l’opposizione. La rapidità con la quale cambiano umori e contingenze, peraltro in una situazione internazionale di una instabilità assoluta, potrebbe nel solo anno, poco più o poco meno, che manca al rinnovo delle Camere spegnere la luce di Vannacci e accendere quella della Meloni, altro che della Schlein e concorrenti del suo campo di dimensioni variabili.

       “Per Giorgia Melonio- ha scritto e concluso Ernesto Galli della Loggia consigliandole non di rincorrere ma di abbandonare Vannacci al destino di un’altra avventura populista o qualunquista della ormai lunga storia repubblicana, da Guglielmo Giannini a Beppe Grillo- potrebbe essere un’occasione da non perdere”.

Pubblicato sul Dubbio

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