Il detenuto Mauro Moretti, in galera per la strage ferroviaria di 17 anni fa a Viareggio, quando egli era amministratore delegato dell’azienda di Stato, ha provocato inconsapevolmente una crisi nei rapporti fra il direttore del giornale confindustriale 24 Ore e il comitato di redazione. Che, pur non protestando sino allo sciopero, ha contestato il rifiuto opposto alla sua richiesta di pubblicare articoli a favore della condanna, e non solo contro. Contro, peraltro, come il coro politicamente bipartisan, da destra a sinistra. Anche Massimo D’Alema ha tenuto a confermare al detenuto, non solo già sindacalista della Cgil, stima, amicizia e simpatia.
La notizia, naturalmente, non sta nella posizione di D’Alema, che personalmente condivido, anche per lo stile col quale Moretti ha affrontato il lungo, troppo, oscenamente lungo processo, la cui durata da sola condanna la sentenza finale, costituendosi per disciplina e onore spesso disattesi dalla classe politica di ogni colore e sapore; la notizia, dicevo, sta nella natura culturale, oltre che politica, della redazione di un giornale come quello ufficiale della Confindustria. Diretto per fortuna da un giornalista con la schiena dritta, oltre che con le idee chiare.