E’ stata un’altra, forse la più emotiva occasione di rimpianto dei vecchi partiti della tanto ingiustamente bistrattata e cosiddetta prima Repubblica la rievocazione del manuale di Massimiliano Cencelli, che è morto a 90 anni. Dei quali una trentina trascorsa traducendo in percentuali, quantità e qualità di posti assegnabili ai democristiani a livello di partito, di cui era funzionario, e di governo. Calcoli effettuati tutti non a capriccio o a colpi di sondaggi, ma su basi scientifiche, contando voti e consensi che le correnti e i loro leader raccoglievano nei congressi, A seguire i quali il mio amico Giamnpaolo Pansa si armava nelle postazioni riservate alla stampa di un binocolo per valutare meglio situazioni e persone. Ne uscivano articoli e definizioni di grande e gradevole interesse cui non reggeva al confronto anche il cronista o resocontista più scrupoloso, ma meno distante dalla realtà persino antropologica di un congresso.
Che fine hanno fatto, con la Dc di Cencelli, iscrittosi al partito dello scudocrociato giovanissimo con una tessera compilata e firmata da Alcide De Gasperi in persona, di cui lo zio era amico personale e segretario della sezione Borgo, a due passi dal Varicano; che fine hanno fatto, dicevo, la Dc e i partiti concorrenti o avversari? Sono finiti, appunto, sostituiti da formazioni che al posto dei congressi, quelli veri, dove si misuravano realmente, e anche animatamente, proposte e ambizioni. Formazioni in genere personalistiche, o federazioni, più o meno praticamente, di gruppi o correnti personali.
“Nel Pci sui grandi temi economici -ha raccontato al Corriere della Sera Massimo Cacciari- c’erano le posizioni di Amendola e quelle di Ingrao. Si arrivava al congresso e vinceva una linea o l’altra. Lo stesso accadeva sulle grandi questioni internazionali. Oggi invece -ha osservato ancora Cacciari parlando in particolare del Pd- non esiste alcuna analisi seria su cosa sia successo nel mondo negli ultimi 30 anni: nella ex Jugoslavia, nell’Europa orientale, in Medio Oriente. Nulla. Restano solo posizioni personali, anche rispettabili per carità, ma pur sempre indiduali. Non diventano mai discussione collettiva, tanto meno linea politica”. Si arriva a scegliere un segretario cercando “il più fotogenico”, o “il più simpatico”. O si combatte qualcuno solo perché antipatico.
Morto a 90 anni, il democristiano Cencelli ebbe la fortuna di poter andare in pensione a meno di 60, quando ancora si poteva, per chiusura della sua bottega politica e delle altre. In disarmo o inappetenti come tanti giovani che, in mancanza di serie botteghe politiche, sorpassano forse gli anziani nella pratica dell’astensionismo. Cioè del rifiuto di questa democrazia senza partiti, e senza manuali.
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