Il veleno anti-dc di Caselli nella difesa della memoria di Falcone

       Anche Gian Carlo Caselli, intervistato dalla Stampa, ha voluto intervenire a favore del compianto Giovanni Falcone riproposto alla pubblica gogna dal Fatto Quotidiano per avere “servito” un governo presieduto dall’uomo della Dc, Giulio Andreotti, più chiacchierato nei rapporti con la mafia. Che gli sarebbero stati contestati giudiziariamente dallo stesso Caselli, sconfitto con l’assoluzione finale dell’ormai ex presidente del Consiglio ma convinto di avere vinto lo stesso per la prescrizione adottata alle contestazioni relative a un certo periodo di tempo.

       L’intervento di Caselli a favore di Falcone, per la cui promozione all’ufficio istruzione di Palermo nella notte del 19 gennaio 1988 egli votò lodevolmente in dissenso dalla sua corrente di sinistra Magistratura democratica, ha tuttavia un po’ di veleno quasi nella coda. E’ quello dedicato alla ormai compianta Democrazia Cristiana, rappresentata in quella occasione nel Consiglio Superiore della Magistratura da tre esponenti di cui uno votò a favore di Falcone, uno contro preferendo per motivi di anzianità Antonino Meli e uno astenuto. “Il gioco delle tre carte”, ha detto Caselli. m

       Nessuna parola ha speso l’ex magistrato a favore del Psi, la cui consigliera Fernanda Contri votò a favore anche lei di Falcone, che sarebbe poi diventato collaboratore e amico del socialista, pure lui, Claudio Martelli alla direzione generale degli affari penali del Ministero della Giustizia.

       Nessuna parola di Caselli neppure per il Pci, dei cui esponenti al Consiglio Superiore solo Massimo Brutti votò a favore di Falcone lamentando, fra l’altro, la “instabilità caratteriale” del pur più anziano Meli. Un altro, Carlo Smuraglia, volle addirittura proteggere dai rischi della nomina Falcone “già costretto dal suo impegno a grandi sacrifici e a rinunce alla propria vita privata”. Che infatti, per quanto Falcone non fosse stato nominato consigliere istruttore e avesse preferito poi trasferire la sua lotta alla mafia da Palermo a Roma collaborando con Andreotti e Martelli, fu stroncata nel 1992 a Capaci.

 Va bene contare le carte della Dc, ma perché non anche quelle del Pci? Non si attende naturalmente risposta.

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