Fresco, col caldo che fa, del secondo, meritatissimo premio Strega per il suo “desiderio di essere come tutti”, insospettabile per la sua cultura e militanza di sinistra, Francesco Piccolo ha scritto sull’altrettanto insospettabile Repubblica una denuncia condividibilissima dell’”imbroglio” che si è in qualche modo imposto il centrosinistra, come lui preferisce chiamare il campo largo comunemente adottato dal dibattito politico. Imbroglio che lo schieramento dichiaratamente alternativo al centrodestro ha voluto e vuole, e riuscirà ad imporre ai suoi elettori. Anche a Piccolo che lo confessa tra le righe ma chiede solo che gli venga risparmiato almeno l’altro imbroglio -o l’imbroglio nell’imbroglio, come in una matrioska- delle primarie per la scelta di un leader, candidato alla guida del futuro governo. Un leader che non potrà essere davvero tale perché divisivo in uno schieramento senza una vera unità, per quanto testardamente perseguita dalla segretaria del principale partito dello schieramento, Elly Schlein. La quale (detto tra una parentesi mia, non di Piccolo) è già stata messa nell’angolo dal concorrente Giuseppe Conte, a dispetto del diverso avviso espresso ottimisticamente da Goffredo Bettini, come espressione o frutto della cultura woke, con i diritti civili preferiti a quelli sociali.
L’imbroglio principale del centrosinistra, nel quale ne sono maturati altri come le primarie, sta nel fatto che tanto il Pd quanto il Movimento 5 Stelle, i due maggiori partiti della presunta coalizione, “stanno rimandando qualsiasi decisione perché fanno finta che ci siano delle strategie, degli accordi, dei ragionamenti che noi non capiamo”, ma di cui “dobbiamo fidarci”. Perfetto, non per niente scritto da uno che raccoglie premi letterari.
Le primarie, reclamate non a caso da Conte dopo la sconfitta del governo nel referendum sulla riforma costituzionale della magistratura e concesse dal Pd pur tra borbottii e paure, sono “l’unica strada -ha scritto Piccolo- che permette non soltanto di conservare le differenze e i disaccordi, ma di renderli più evidenti”, a vantaggio elettorale -anche se Piccolo si è voluto risparmiare di scriverlo- di un centrodestra pur esso diviso, per carità, su molti problemi, a cominciare dalla politica estera e di difesa per finire con i rapporti da mantenere o da rompere col generale Roberto Vannacci, ma avvantaggiato da una leadership forte e riconosciuta come quella della premier in carica. Che è prossima, di qualche giorno soltanto, al primato di longevità a Palazzo Chigi. Da dove potrebbe persino capitarle -l’ossessione degli avversari- di trasferirsi al Quirinale alla scadenza, nel 2029, del secondo mandato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che potrebbe riceverla sul colle più alto di Roma con la stessa cordialità e fiducia dimostrate da Mario Draghi quando le passò le consegne alla Presidenza del Consiglio dopo la vittoria elettorale del 2022.
Per le primarie del centrosinistra senza un accordo serio e vincolante sul programma, che non si presti a forzature o violazioni, già riservatesi da Conte sugli aiuti, per esempio, all’Ucraina sotto aggressione e invasione russa, Piccolo ha suggerito la ricerca almeno di un terzo nome rispetto allo stesso Conte e alla Schlein, condiviso da tutti. “Io non dirò -ha scritto Piccolo- che ho in mente almeno quattro o cinque nomi perché temo che dopo poche ore dall’uscita di questo articolo mi chiamerebbero i capi dei due partiti supplicandomi di dirglieli perché a loro non viene in mente che se stessi”. Rovinosamente se stessi, allontanando più che avvicinando elettori, spingendoli magari verso il bacino già maggioritario dell’astensionismo.
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