Quel poco che non aveva ancora detto di così esplicito sulle sue aspirazioni e sul modo in cui concepisce coalizioni politiche e loro guide l’ex premier Giuseppe Conte le ha fatte scrivere, o lo ha lette sopra la firma del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio. Che, infastidito forse anche dal numero crescente di donne più o meno interessate alla questione e decise, o spinte da maschi ammiratori, a parteciparvi quando ne verrà il momento, ha titolato il suo commento di giornata avvertendo che “non è Miss Italia” il concorso alla candidatura a Palazzo Chigi nella prossima legislatura. Intanto perché a vincerlo, nelle speranze o convinzioni di Travaglio, puntando sulle divisioni esistenti anche fra i sostenitori della segretaria del Pd Elly Schlein, prevarrà Conte, appunto.
Travaglio per sostenere meglio la causa ha fatto scendere Conte anche dal piedistallo di Camillo Benso di Cavour come il migliore capo del governo d’Italia dopo il conte con la minuscola, pur essendo nobile davvero il piemontese. Ora, date la lunghezza e lontananza dei tempi e l’esagerazione del paragone che deve avere finito per farlo riflettere, Travaglio è risalito, anzi è sceso, a personalità più recenti, e persino ancora viventi con i loro anni ben portati, a piedi e in bicicletta, come Romano Prodi. Che nel 1996, pur “senza un partito”, se non quello democristiano di provenienza, dopo qualche esitazione di forma e di sostanza, fu scelto dalla compagnia dell’Ulivo come candidato da contrapporre a Silvio Berlusconi. E vinse, anche una seconda volta, pur non riuscendo mai a durare più di alcuni mesi, trascinandosi appresso nella seconda caduta anche le Camere elette meno di due anni prima.
Chissà, volendo, e se ce ne fosse l’occasione in tempi in cui è tornato ad affacciarsi il terrorismo, anche Conte saprebbe ricorrere ad una seduta spiritica per venire a capo di qualcuno rapito, come Aldo Moro nel 1978.
Alle primarie si tratterà di “decidere -ha scritto Travaglio – chi sia il più adatto a guidare il governo, non la coalizione. Il più bravo ad amministrare l’Italia, non a fare politica. E non è detto che il più bravo sia il leader del partito più votato: può essere quello di un partito meno votato”, come sarà sicuramente il Movimento 5 Stelle anche per il contributo che darà personalmente l’ex fondatore e l’ex garante Beppe Grillo a ridimensionarne ancora la consistenza.
Vi raccomando quella distinzione di Travaglio fra governo e coalizione, i cui programmi possono essere anche diversi, o compilati con tali e tanti compromessi che potremmo stare, per esempio, o a cominciare, sia con gli ucraini aggrediti, smettendo di aiutare le loro difese, sia con i russi aggressori. La coalizione con i primi, il governo con gli altri.