Ancora compiaciuta di essere arrivata a suo tempo alla segreteria del Pd a sorpresa, non essendo stata “vista arrivare” né dentro né fuori il partito del Nazareno, Elly Schlein non si è accorta invece del sorpasso che il suo concorrente Giuseppe Conte ha compiuto su di lei nella corsa a sinistra a Palazzo Chigi. L’ha addirittura “doppiata”, come ha annotato con soddisfazione il giornale che lo sostiene con maggiore vigore: il Fatto quotidiano di Marco Travaglio, convinto che Conte sia stato il migliore presidente del Consiglio dopo Camillo Benso di Cavour avuto dall’Italia nella sua storia unitaria.
L’estimatore di Conte ritiene invece il Pd la componente ingiustamente maggioritaria del cosiddetto campo largo dell’alternativa al centrodestra. Ingiustamente, perché inadatta prima ad una opposizione vigorosa alla Meloni, tanto da avere aperto con lei un discorso sulla politica energetica dell’Italia soffocata dal carovita imposto dalle guerre in corso, e poi ad un governo di vera svolta.
In un sondaggio condotto da Ipsos e sviscerato sul Corriere della Sera da Nando Pagnoncelli l’ex premier è risultato al 38 per cento dei consensi nell’area dell’alternativa e la segretaria del Pd a un impietoso 22 per cento. Se non è il doppio vantato dal Fatto, poco gli è mancato e gli manca.
A dare una mano a Conte ha contribuito una buona metà del Pd disseminando di chiodi e di olio la strada della Schlein. Come la leader dei giovani del Pd Virginia Libero, che ha sostenuto in modo davvero bizzarro la corsa della sua segretaria contestandone la linea del sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin, sino a proporre e proporsi l’organizzazione dei “disertori” nella guerra alla quale la Schlein vorrebbe portare l’Italia. Persino Pier Luigi Bersani ha consigliato alla giovane anzianotta del Pd, come l’avrebbe chiamata Amintore Fanfani che commissariò nella Dc il movimento giovanile condotto da trentenni e persino quarantenni; persino Pier Luigi Bersani, dicevo, ha consigliato a Virginia Libero di parlare di “obiettori”, piuttosto che “disertori”.
Il sorpasso sondaggistico di Conte sulla Schlein aiuta naturalmente il centrodestra mettendolo un po’ al riparo dalle divisioni che gli sta procurando il generale, non a caso di divisione, per quanto in congedo, Roberto Vamnnacci. Che l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno già immagina a Palazzo Chigi d’intesa obbligata con la Meloni. “Mai”, ha gridato da Portofino il presidente del Senato Ignazio La Russa non per ammonire la leader della destra di governo e premier ma per condividerne e sostenerne la contrarietà ad un accordo con Vannacci pur di non rischiare una sconfitta elettorale. Essa sarebbe, al contrario, preferibile ad una vittoria perseguita e ottenuta stando appesi al cappio del generale.
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