Le contestazioni qualunquistiche dell’intervento sul bollo auto e moto

L’arma usata contro la Meloni per qualunquizzarla con la storia dell’abolizione del cosiddetto bollo sulle auto e moto si è ritorta contro gli avversari. La premier non aveva tutti i torti, diciamo così, a sfottere l’anno scorso il candidato delle 5 Stelle alla presidenza della Calabria, Pasquale Tridico, paragonandolo a Cetto La  Qualunque per la promessa fatta agli elettori di togliere la tassa regionale di possesso sulle auto e moto. Che rispetto al provvedimento appena adottato dal governo a livello nazionale aveva qualcosa di veramente qualunquistico.

       Tridico, che pure è un ecomomista, aveva promesso l’esonero generalizzato sino a 250 euro di bollo, senza altri limiti, dalla tassa “più odiata” dagli italiani, come l’ha definita Meloni. Che invece ha deciso di abolirla, augurabilmente in senso “strutturale”, cioè per sempre e non solo per il 2027 elettorale, non per tutti. Sono eliminati dall’esenzione, o abolizione, i mezzi con più di 80 cavalli fiscali, purchè i proprietari non ne posseggano altri. In questo caso l’esenzione vale per l’auto meno costosa. 

       Nell’intervento del governo, elettoralistico quanto si vuole ma pur sempre non generalizzato, ripeto, c’è quella sensibilità o selezione sociale non avvertita in Calabria da Tridico, che ne ricavò peraltro alcun vantaggio, vista la bocciatura rimediata nelle urne.  

Questa dell’offensiva contro la Meloni per l’affare della tassa su auto e moto non è stata e non è la sola anomalia, chiamiamola così, della pratica d’opposizione del cosiddetto campo largo dell’alternativa al centrodestra. Una pratica di contestazione ovunque e comunque. Contestazione persino della disponibilità appena annunciata dalla Meloni, in risposta ad un intervento della segretaria del Pd Elly Schlein, ad accogliere in quest’ultimo anno elettorale o elettoralistico della legislatura posizioni e proposte del Nazareno in materia energetica. Anche in questa disponibilità, doverosa ancor più che ragionevole su temi e nel contesto di una situazione internazionale complicata come questa che stiamo vivendo, tra vecchie guerre che non finiscono e nuove che rischiano di sopraggiungere, si è preferito vedere nel campo largo una trappola della Meloni. Che avrebbe deciso di dare una mano alla Schlein nella concorrenza che Elly o Elena, come preferite, subisce a sinistra da Conte. Il quale ha scommesso, ostinato com’è, sulla incomunicabilità e sul radicalismo per conquistare la leadership del campo progressista. Progressista tuttavia -ha impietosamente osservato Beppe Grillo- nel senso della “paralisi progressiva della mente”.  E ostinato, sempre Conte e sempre nella rappresentazione del suo ex garante, come un avvocato non più del popolo ma dei cavilli. Che sono in effetti una specialità degli avvocati civilisti, qual è l’ex premier.

Pubblicato sul Dubbio

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