Lo spirito elettoralistico della decisione del governo di esonerare, almeno nell’anno appunto delle elezioni politiche, il cosiddetto bollo sulle auto sino a 80 kw, pari a circa il 70 per cento delle macchine possedute in Italia, è stato denunciato dalle opposizioni con qualche motivo. Ma è di spirito elettoralistico, tendente cioè a soddisfare una parte dell’elettorato cui si tiene di più, anche la patrimoniale proposta, reclamata, minacciata dalle sinistre smaniose di vedere “piangere anche i ricchi”.
Tutto è elettoralistico in tempo di elezioni, che peraltro in Italia è continuo, non mancando appuntamenti con le urne ogni anno di carattere locale promossi a test nazionali.
Fu elettoralistica, certo, l’esenzione dall’Imu della prima casa annunciata a suo tempo da Silvio Berlusconi, sulla cui scia la Meloni è stata accusata di muoversi. Un’esenzione tuttavia sopravvissuta alle elezioni e diventata “strutturale”, come la premier cercherà di fare in caso di vittoria elettorale e di conferma a Palazzo Chigi col cosiddetto bollo auto. Diversamente si confermerebbe quella sbeffeggiata sulla prima pagina del Fatto quotidiano di Marco Travaglio: una Meloni qualunquizzata, come il Cetto cinematografico. O il candidato pentastellato preso in giro dalla stessa Meloni e bocciato nelle elezioni in Calabria, dove aveva promesso di esentare dal bollo, che è regionale, tutte le auto, senza i limiti fissati dal governo , a cominciare dagli 80 cavalli fiscali.
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