Pur di avere qualche probabilità in più di vincere, non ritenendo evidentemente certa la vittoria alla quale riteneva di “stare andando” nel comizio di chiusura della festa dell’Unità a Reggio Emilia, la segretaria del Pd si è dunque ricordata del suo vero nome di nascita e lo ha fatto gridare dalla propria tifoseria: Elena, sostituito per tanto tempo con la più snobistica Elly. La prossima volta, vedrete, farà scrivere da qualche solerte ammiratore politico che ha rinunciato a quell’altra snobistica scelta di un’armocromista dalla quale farsi consigliare le combinazioni di colori dell’abbigliamento.
Non è tuttavia di questo che la segretaria del Pd ha bisogno per crescere di credibilità all’interno del campo dell’alternativa, dove si muoverà pure con testarda volontà unitaria, come suole ripetere, ma il principale, potenziale alleato le crea altrettanto testardamente problemi. L’ex premier si offende addirittura quando gli chiedono garanzie sulla lealtà, se mai lui dovesse perdere le primarie. Ma il problema della lealtà si porrebbe nel caso dovesse vincere lui la corsa alla candidatura a Palazzo Chigi avendo già avvertito che se mai dovesse tornarvi di aiuti militari, non solo verbali, all’Ucraina pur aggredita dalla Russia di Putin non si dovrà neppure parlare, anche se fossero stati messi fra le pieghe di un programma comune dell’alternativa con qualche, solito compromesso.
Elena, per chiamarla come lei adesso preferisce, viene generalmente rappresentata da cronisti e retroscenisti nei panni e nelle pose di una testarda pazienza. Riconosce, parlandone con i suoi, che quelle di Conte sono “provocazioni”, impostegli da ragioni interne di un partito dove gli sputerebbero in faccia se non tirasse la corda, anche a costo di spezzarla, nei rapporti col Pd ma esorta a non cadervi dentro. Ma così Elena torna a meritarsi gli inconvenienti di Elly e a far crescere nel Nazareno i dubbi sulla sua capacità di tenuta. E’ un po’ come il cane che si mangia la coda.
Anche sulla nuova legge elettorale appena approvata al Senato fra le proteste delle opposizioni unite nel considerarla una “truffa”, e destinata fra una decina di giorni al passaggio insidioso della Camera a scrutinio segreto, si è consumato dietro le quinte uno scontro fra la Schlein e Conte.
L’ex premier, insorto chiedendo un intervento del Capo dello Stato, avrebbe avvertito nel Pd una mano alla maggioranza di governo nella raccolta delle firme imposta alle liste elettorali di partiti e simili non rappresentati in Parlamento. Da 1500 sono salite a 6000 quelle che dovrà trovare in ogni collegio, fra gli altri, il movimento dell’assessore capitolino Alessandro Onorato, che sta molto a cuore, nel campo largo dell’alternativa, proprio a Conte, in vista delle primarie per la leadership dell’alternativa, e al suo consigliere e amico piddino Goffredo Bettini.
Quest’ultimo elogia pubblicamente la segretaria Schlein ma non si straccerebbe di certo le vesti se alle primarie della coalizione dovesse prevalere Conte con l’aiuto di Onorato, nonostante un sondaggio Winpol condotto per Repubblica gli attribuisca il 32 per cento dei voti contro il 68 per cento della sua principale concorrente: 72 addirittura nel Nord.
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