Come corre Elly Schlein verso la (presunta) vittoria elettorale

Oltre e più che “pronti al voto”, come generosamente anche giornali a lei di solito ostili le hanno fatto dire dal palco di chiusura della festa principale dell’Unità, a Reggio Emilia, la segretaria del Pd Elly Schlein, benedetta donna, si è rappresentata con i suoi compagni e compagne di partito in marcia verso la vittoria. “Stiamo andando a vincere”, ha detto facendomi tornare alla memoria quegli imperativi mussoliniani della vittoria -VINCERE- verniciati di nero su fondo bianco ovunque si alzasse sulle strade un edificio. Imperativi sopravvissuti sui muri alla sconfitta per un bel po’ di tempo, con spirito poco antifascista in una Repubblica nata dall’antifascismo.    

Il guaio della segretaria del Pd è che per vincere non le basta gridarlo strappando applausi ai tifosi. La sua corsa non è all’ultima curva, dove c’è solo il rettilineo della volata. La sua, come quella delle opposizioni, è una corsa con almeno tre tappe ancora da superare.

       C’è la tappa del programma, dalla stessa Schlein anteposto alle primarie reclamate da Giuseppe Conte a capo del movimento dalle cinque stelle lasciategli da Beppe Grillo. Che sta lavorando o minacciando un movimento senza stelle col quale disturbare l’ex premier come fa il generale Roberto Vannacci a destra con Giorgia Meloni.

       Il programma che ha in testa la Schlein, per esempio, sulla politica estera e di difesa non è esattamente quello di Conte. Che neppure da eventuale candidato a Palazzo Chigi per conto della coalizione dell’alternativa al centrodestra è disposto a mandare armi all’Ucraina. O a riconoscere nella Russia di Putin un pericolo per l’Europa.

       Ammesso e non concesso che su questo e su altri temi controversi si riesca a trovare un compromesso, occorrerà vedere se le primarie finiranno per essere accettare nel Pd anche da quanti non  le vogliono e lo dicono sempre più numerosi e preoccupati per le divisioni che esse comportano.        Sono le stesse divisioni che Conte reclama per non rischiare pernacchie e quant’altro in un  movimento che non gli perdonerebbe le solite operazioni di palazzo per dare un cosiddetto papa straniero alla coalizione antimeloniana.

       Primarie siano, dunque. Ma con quali effetti sulle “secondarie”, come vengono ironicamente chiamate quelle successive, nei seggi allestiti dal Ministero dell’Interno per il rinnovo delle Camere. Quali probabilità avrà Schlein di essere votata nelle secondarie dai pentastellati di uno sconfitto Conte. E quali probabilità avrà, viceversa, Conte di essere votato dai piddini della sconfitta Schlein?

       Più che andare a vincere, come è scappato di dire alla segretaria del Pd, troppo giovane per avere potuto vedere quegli imperativi mussoliniani     del secolo scorso, direi che la Schlein e le altre opposizioni stanno andando a vedere se potranno vincere.

Pubblicato sul Dubbio

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