Le manette di Lavitola consolidano Ranucci nel campo largo

       Se l’obiettivo di Walter Lavitola, appena finito, anzi rifinito in carcere per un altro capitolo della sua vita a dir poco avventurosa, era già nello scorso autunno di aumentare la notorietà e il consenso attorno a Sigfrido Ranucci col botto di un attentato all’auto vuota davanti casa, si può ben dire, anche senza ridere, che esso -l’obiettivo- è stato pienamente raggiunto anche con le nuove manette

       Collocato dallo stesso Lavitola, fra una portata e l’altra di qualcuno dei loro incontri al ristorante romano di pesce, nel cosiddetto campo largo dell’alternativa al centrodestra per spingerlo sino alla guida come candidato a Palazzo Chigi per la prossima legislatura, il conduttore televisivo ha fatto il miracolo di unire a sua difesa proprio quel campo tanto largo quanto diviso. Da quelle parti sono tutti insorti, ma proprio tutti, anche quelli che dovrebbero subirne la concorrenza nella scalata al vertice del governo, contro la sospensione di Ranucci se non dalla Rai tout court, almeno dalla conduzione di Report chiesta dal vice presidente leghista del Consiglio Matteo Salvini.

       Neppure l’eclissi solare oggi riuscìrà ad oscurare le scommesse di Lavitola sulla carriera politica dell’amico e le ambizioni dello stesso Ranucci. Di cui, almeno sinora, non risulta dalle indagini giudiziarie in corso qualche protesta o altra iniziativa di dissenso dai progetti di Lavitola su di lui.   Ora assecondati paradossalmente, ripeto, con la solidarietà dell’intero campo largo a Ranucci.

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