Antonio Polito, scrivendone sul Corriere della Sera, non ha dubbi. Se il solito marziano di Ennio Flaiano tornasse a Roma noterebbe subito più l’opposizione, guidata da Giuseppe Cinte, che la maggioranza guidata al governo da Giorgia Meloni. E ciò pur a primarie non ancora svolte, anche perché è controverso pure il modo in cui organizzarle: se nei soliti gazebo o anche on line, digitando sul computer senza la fatica di muoversi da casa, come preferirebbe lo stesso Conte. Che, pur alle prese con la fastidiosa indagine parlamentare sugli affari delle mascherine e altro dell’emergenza Covid da lui gestita a Palazzo Chigi, può forse contare sull’aiuto dei vannaccianui, a destra, le cui posizioni in politica estera e difesa coincidono con quelle filoputiniane di Conte.
Una opposizione guidata per presenza e intensità di voce da un Conte che la segretaria del Pd Elly Schlein non è in grado di contrastare più di tanto per le mani che si è legate da sola con la formula del “testardo” perseguimento della “unità” del campo di denominazione variabile, incuriosisce e piace al marziano di Flaiano e Polito più che a Romano Prodi, appena lasciatosi scappare “il casino” per definire lo stato dei rapporti fra gli aspiranti all’alternativa. Un po’ come l’ex premier, pure lui, Paolo Gentiloni, a rischio di compomettere la quirinabilità riconosciutagli da qualche parte immaginando la successione a Sergio Mattarella. O l’ex capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda, o l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, presidente adesso della commissione bicamerale di vigilanza sui servizi segreti, o dell’ex presidente della Rai, e altro ancora, Claudio Petruccioli, o dell’ex ministro e oggi senatore Graziano Delrio. Un elenco parziale che può solo allungarsi, non restringersi.