La fronda, ormai, della Repubblica di carta contro la Schlein e Conte

       La Repubblica, quella di carta ora posseduta dall’armatore greco Theo Kyriakou, ha ormai assunto nel campo della sinistra alternativa al centrodestra, più o meno o largo che sia davvero, la guida  mediatica dell’opposizione all’”imbroglio”, come lo ha chiamato Francesco Piccolo, costituito dall’accordo di fatto fra la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte di dare formalmente la precedenza al programma rispetto alle primarie per la scelta del candidato alla guida della coalizione. Formalmente, ripeto, perché in realtà entrambi sanno bene che un programma comune è difficile, se non impossibile, per cui sarà il vincitore delle primarie a definirlo, rappresentarlo e realizzarlo nelle parti più scabrose, come ha rivendicato esplicitamente, sia pure da solo, con un dissenso solo apparente della Schlein, l’ex premier Conte parlando, per esempio, del tipo di appoggio da continuare a dare all’Ucraina o del riarmo europeo conseguente alla minaccia ormai costituita dalla Russia. Una Russia il cui capo Putin – o zar nella percezione generale- intrattiene rapporti personali col presidente americano Trump  insofferente, quanto meno, nei riguardi dell’Ucraina sostenuta invece con forza dal predecessore alla Casa Bianca Joe Biden.

       Dopo l’”imbroglio”, ripeto, lamentato e denunciato da Francesco Piccolo è arrivato sulla Repubblica l’invito di Michele Serra ai due aspiranti alla guida del centrosinistra a mettere da parte le “ambizioni personali” e a cercare con i loro partiti, e altri disposti all’alleanza, un accordo sul programma vero, vincolante permettendo agli elettori di giudicarlo. Insomma, come Francesco Piccolo neppure Michele Serra, un intellettuale già prodigatosi nell’organizzazione di raduni della sinistra  e nella loro conduzione, si fida né di Conte né della Schlein, che gli va appresso cercando di apparire come una che gli resiste. Ma non tanto da compromettere l’unità che si vanta di perseguire “testardamente”.

       “Mettersi a testa bassa” a cercare davvero un accordo completo su di “un programma di dignità repubblicana e di sollievo sociale, lasciando da parte le ambizioni personali sarebbe una prova di umiltà molto apprezzabile”, ha concluso Serra il suo intervento senza mettere -temo- in imbarazzo la segretaria del Pd e il presidente delle 5 Stelle. Che continueranno, temo ancora per le loro parti politiche, a seguire un percorso su cui forse conta maggiormente il centrodestra, pur con i suoi rilevanti problemi interni, per vincere le “secondarie”, come ironicamente vengono chiamate le elezioni generali che arrivano dopo le primarie di schieramento.

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