A Reggio Calabria fra un mese come a Filippi……

       Sul Corriere della Sera l’ex direttore Paolo Mieli ha dedicato addirittura un editoriale alle elezioni suppletive del 28 settembre a Reggio Calabria, promosse a “un voto per capire” la forza non più sondaggistica ma reale del generale Roberto Vannacci. Che ha rotto il gruppo di Forza Italia alla regione  candidandone  il presidente Domenico Giannetta a candidato alla Camera per sostituire Ciccio Cannizzaro, dimessosi da deputato per fare il sindaco della città. Un deputato alla cui successione Forza Italia  ha candidato, su iniziativa del presidente forzista della regione Roberto Occhiuto, molto apprezzato pubblicamente da Marina Berlusconi, il tesoriere del partito Fabio Roscioli, anche lui di casa presso Marina. Egli verrebbe da una parte promosso a parlamentare e dall’altro retrocesso nel partito perdendo la firma per la presentazione di tutte le liste dei candidati al Parlamento nelle elezioni generali dell’anno prossimo. Cosa che non dispiacerebbe al segretario Antonio Tajani perché potrebbe rafforzarsi nel ruolo di selezione degli aspiranti alla Camera e al Senato.

       Vannacci otterrebbe un successo naturalmente significativo, dopo tante prove virtuali come sono i sondaggi, se riuscisse a fare eleggere il suo candidato sottratto a Forza Italia. Ma ugualmente forte e significativo sarebbe il successo del generale se il suo candidato mancasse la vittoria elettorale per procurare quella del candidato del cosiddetto campo largo. In questo caso egli dimostrerebbe il carattere determinante del suo partito nella gestione, diciamo così, del bipartitismo italiano. Determinante sia per far vincere il centrodestra rassegnato o comunque disposto ad arruolarlo nella coalizione, sia pure come una spina, sia per farlo perdere standone fuori e far vincere invece la sinistra.

       In questo senso ha ragione Paolo Mieli a vedere le elezioni suppletive del mese prossimo a Reggio Calabria un’occasione per “capire” ben oltre e ben più del posto di deputato in gioco. Come a Filippi a suo tempo dopo l’assassinio di Cesare. Ma forse ha torto, enfatizzando troppo Vannacci e le sue iniziative, e contribuendo quindi a farne crescere il ruolo, se consideriamo la prova alla quale è messo, oltre al centrodestra  e all’interno di esso  il partito azzurro di  Berlusconi e famiglia, vista la partecipazione ormai della figlia Marina alla gestione, usa a intrattenere col segretario Tajani, nonché vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, un rapporto apparso mediaticamente più di controllo che di collaborazione, criticato anche dall’insospettabile Paolo Del Debbio.  

       La vittoria del candidato della sinistra alle suppletive calabresi per effetto delle perdite procurate da Vannacci al centrodestra dividendolo, precluderebbe a Forza Italia anche la prospettiva per essa immaginata quasi invogliandola a un disimpegno dall’alleanza con la Meloni, dell’”azione d’oro”, per dirla col piddino Dario Franceschini, del bipolarismo di rito o tipo italiano.

       Il partito azzurro del Berlusconi che fu e dei Berlusconi rimasti, nonostante i suoi riferimenti internazionali, in particolare l’appartenenza al Partito Popolare Europeo, non sopravviverebbe, con la sua politica “rancida e poltronista” attribuitale da Domenico Giannetta, neppure al successo conseguito sinora di sorpassare la Lega tormentata e declinante di Matteo Salvini nella graduatoria elettorale e ormai anche politica del centrodestra.

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