La metaforica marcia di Roberto Vannacci su Roma, fuori stagione rispetto a quella autunnale di Mussolini nel 1922, non è bastata e non basta alla fantasia dei retroscenisti. Ci vuole troppo tempo per verificare nelle elezioni politiche dell’anno prossimo la consistenza reale della Folgore politica del generale già profumatamente pensionato a 57 anni, e la sua capacità di far perdere la partita delle urne al centrodestra rimanendone fuori, o di rovesciarlo rimanendovi dentro per praticare una mezza guerriglia.
Così, su Repubblica, quella di carta, Tommaso Ciriaco ha lasciato Vannacci ai consigli e alle scommesse, nel cosiddetto campo largo, dell’inesauribile Matteo Renzi, e ha scommesso, per una crisi di governo già a fine anno, su Guido Crosetto. Sì, proprio lui, il gigantesco ministro della Difesa tra i fondatori del partito della Meloni, da lui sollevata con le braccia, in quell’occasione, come una bambola.
Ciriàco -con l’accento sulla a precisato dall’indimenticabile Massimo Bordin a Radio radicale ogni volta che ne parlava- ha appena attribuito a Crosetto, appunto, la tentazione, la voglia, la smania di far cadere dalle sue braccia la Meloni dimettendosi per i fondi che non riesce ad ottenere dal ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in linea questa volta col capo del suo partito, vice presidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Che i soldi li vorrebbe tutti per il suo ponte sullo stretto di Messina, per quanto incorso in indagini per corruzione e già in odore, si fa per dire, di mafia (i)ndrangheta e quant’altro.
L’indizio, anzi la prova della tentazione devastante di Crosetto di dimettersi, sgonfiando peraltro con uno spillo la bolla mediatica e futurista del generale, che vedrebbe cadere la Meloni senza potersene vantare, è stata trovata dal retroscenista di Repubblica in una lunga, clandestina ma virgolettata condivisione, da parte del ministro italiano della Difesa, delle dimissioni presentate per lo stesso motivo, ma in ordine di sterline e non di euro, dall’ormai ex collega inglese.
Probabilmente non accadrà nulla di quanto immaginato o desiderato, ma la missione del retroscenista resterà…sulla carta, come altre già contestate dalla Meloni all’interessato in qualcuna delle sue conferenze stampa nei primi quasi quattro anni di governo.
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