La segretaria del Pd Elly Schlein è l’Alice del campo largo di Conte

       Di fronte alla provocazione, certo, di Giuseppe Conte con la storia delle primarie prevalenti sull’eventuale programma del campo largo dell’alternativa, la reazione della segretaria del Pd Elly Schlein e il credito che le hanno dato analisti pur qualificati, che hanno scritto di “affondo e scossa”, come Paolo Mieli sul Corriere della Sera, o di “stop” attribuitole da Repubblica, la domanda da porsi è se costoro, gli analisti, ci sono o ci fanno.

       La Schlein ha reclamato certamente la precedenza cronologica del programma rispetto alle primarie. Ma Conte, che le contende la candidatura a Palazzo Chigi, non l’aveva mai negata. Egli ha rivendicato il diritto, se vincesse le primarie, di piegare il programma alle sue opinioni, cioè alla sua linea su temi delicatissimi  come    quelli della politica estera, di difesa e di sicurezza, per esempio interrompendo gli aiuti militari italiani all’Ucraina, che lui già contrasta in Parlamento dall’opposizione, diversamente dal Pd. E ciò  per quanto riconosca, bontà sua, che gli ucraini sono gli aggrediti e i russi gli aggressori nella guerra in corso da anni alle porte, quanto meno, dell’Europa.

       La Schlein, come Alice nel paese delle quasi meraviglie, ha sorvolato su questa provocazione facendone solo una questione cronologica, di tempi, fra un passaggio e l’altro, quello finale, del progetto dell’alternativa. Più chiaro, e diciamo anche onesto, sarebbe se la Schlein riconoscesse che alle condizioni poste dal suo concorrente e presunto alleato Conte mancano i presupposti di una trattativa seria sul programma. Che il capo delle 5 Stelle, o di quel che ne rimangono, ha praticamente stracciato prima ancora di sottoscrivere.

       Anche nel centrodestra, certo, ci sono differenze di vedute, sensibilità e altro sugli stessi temi sui quali Conte si è riservato libertà di azione. Penso, in particolare, alle posizioni del pur vice presidente del Consiglio leghista Matteo Salvini. Ma lì, nella maggioranza di governo, tutto si ricompone nelle votazioni in Parlamento, diversamente dall’altra parte. Si ha almeno il pudore di avvertire la necessità- direbbe la buonanima di Amintore Fanfani- di “coprirla dopo averla fatta grossa”. Conte no, non vuole neppure coprirla.

Ripreso da http://www.startmag.it

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑