Fratelli, fratellastri, cugini, furbi e firbastri d’Europa

       I “fratelli d’Europa” sarcasticamente annunciati ieri dal manifesto per la concordanza verificartesi fra italiani, danesi e tedeschi sulla necessità di una stretta nella sorveglianza e difesa dei confini continentali dopo l’assalto all’enclave spagnola in Africa di migranti attratti dalle centinaia di migliaia, sino a oltre un milione, di beneficiati della sanatoria disposta a Madrid, fra un guaio giudiziario e l’altro, dal premier Sanchez sono durati, a quanto pare, giusto il tempo di leggere il quotidiano romano ancora orgogliosamente comunista. Che oggi ha già potuto titolare, leccandosi i baffi, che la richiesta proveniente dall’Europa dopo il vertice tecnico promosso dai 21 già classificati tra “fratelli d’Europa” è, al contrario, favorevole alla generosità di Sanchez.

       Il merito sarebbe stato naturalmente tutto o soprattutto del presidente francese Macron preferendo questa volta Sanchez ad una Meloni che solo di recente sembrava essere tornata alla sua attenzione e ai suoi baci  e abbracci di parata, davanti ai fotografi.

       Macron si è permesso questa sorpresa perché forte di un’abitudine tutta contraria che egli  ha nel gestire a casa sua il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Un’abitudine, direi, manettara. Formalmente aperte da Scenghen e dintorni come tutte le altre d’Europa, le frontiere francesi si stringono e si chiudono ogni volta che Macron lo ritenga opportuno. Ne sanno qualcosa a Ventimiglia guardie e ladri, diciamo così. E se qualcuno protesta, viene rapidamemte liquidato come un rompiscatole.

       L’unico che se la ride di fronte a questo spettacolo, o quello che se la ride di più, distraendosi dai guai che combina in Medio Oriente e lascia a Putin di combinare da anni in Ucraina, è il pesidente americano Donald Trump. Che sogna di recintare gli Oceani.

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