L’Italia bipolare con le ali della Cassazione. Il resto è frattaglia, al singolare

Titolo del Dubbio

Scritto, anzi certificato dalla Corte di Cassazione, in particolare dal suo “ufficio elettorale” -e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, quella vera e non di carta fondata nel 1976 dal compianto Eugenio Scalfari-  dovremmo darlo per vero, attendibile e quant’altro. 

Oltre che una Repubblica parlamentare, aspettando quella presidenziale promessaci all’ingrosso dal centrodestra, salvo decidere se ad essere eletto direttamente dal popolo dovrà essere il capo dello Stato o il capo del governo, o entrambi unificati nella stessa persona, l’Italia è un paese politicamente bipolare. Due poli e non di più, intesi come coalizioni di più partiti miranti allo stesso obiettivo, che sarebbe quello di prevalere l’uno sull’altro e governare poi il Paese.

Calenda e Renzi alla presentazione del loro terzo non polo

E tutti gli altri, non pochi, che hanno depositato simboli e liste promettendo ancora di più, magari di sfasciare poi le due coalizioni, scomporre il quadro e ricomporlo  in maniera diversa? Il povero Aldo Moro sapeva farlo come un mago con le correnti della Democrazia Cristiana nella prima, odiata Repubblica. Poi, morto lui, e anche da un bel pò, una quindicina d’anni, provvidero a  rovesciarla come un calzino i magistrati di rito ambrosiano. 

Titolo di Repubblica di oggi…non autorizzato dalla Cassazione

Niente. Gli altri sono solo dei “singoli”, sempre secondo la certificazione della Corte di Cassazione. Sono comparse alle quali è bollito un pò il cervello, come accadde nel 2018 ai grillini, che a loro volta riuscirono tuttavia a far bollire il cervello a tutta intera la diciottesima legislatura, ruotata sino al mese scorso attorno alla loro “centralità”. Ora che da soli sono riusciti a ridimensionarsi e  sembrano meno in grado di nuocere, o di disturbare la quiete del bipolarismo, tutto potrebbe scorrere più liscio. 

Sarebbe bello se fosse vero, come una volta il compianto Gaetano Scardocchia raccontò di avere sentito in aereo Giancarlo Pajetta commentare, sfogliandolo, un giornale nato con la presunzione di dettare la linea alla sinistra. Non ne faccio il nome per non infierire.

Dalla rassegna stampa del Senato

Sarebbe bello, ripeto, ma non lo è. L’Italia rimane un Paese -il più meraviglioso del mondo, per carità, come la sua Costituzione- dannatamente, intrinsecamente condannato al bipolarismo inteso come una diplopia degenerata: una visione doppia di tutto ciò che vi è capitato ed è destinato a capitare in futuro. E’ più forte di noi. In questi giorni, per esempio, di celebrazioni dei 40 anni trascorsi -quarant’anni, in lettere- dall’esecuzione mafiosa del generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa e dell’ancor giovane seconda moglie, ho potuto leggere un bilancio bipolare, diciamo così, del cognato medico Paolo Setti Carraro. Che in una intervista alla Stampa si è doluto della sconfitta di uno Stato dove “si è scelto di convivere con la criminalità”. E in un’altra al Quotidiano Nazionale costituito dal Giorno, dal Resto del Carlino e dalla Nazione, in ordine geograficamente decrescente, dal nord al sud, ha potuto e voluto dire l’opposto, cioè che “la mafia non ha vinto”. 

Pubblicato sul Dubbio

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