Il sacrificio un pò biblico della Casellati sulla strada del Quirinale

Senza intenzioni blasfemiche, ma solo per tentare di spiegare ciò che è accaduto con la quinta votazione a Montecitorio per l’elezione del presidente della Repubblica, ricordo la terribile prova di fede chiesta da Dio ad Abramo e raccontata nel libro biblico della Genesi. 

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In particolare, Dio chiede ad Abramo, come dimostrazione di fede, di sacrificargli il figlio Isacco. Abramo sale sul monte Moriah e afferra il pugnale per uccidere il figlio. Ma viene trattenuto all’ultimo momento da un angelo del Signore che gli mostra un ariete da immolare al posto di Isacco.

Matteo Salvini, leader della Lega ma anche del centrodestra dopo il sorpasso elettorale del 2018 su Forza Italia, nella rappresentazione drammatica di ieri a Montecitorio sta ad Abramo, invitato dalla coalizione a provare la sua fedeltà mettendo ai voti un candidato del centrodestra. Cioè immolandolo perchè questa coalizione non ha i numeri autosufficienti per eleggere il capo dello Stato da sola con la maggioranza minima e al tempo stesso assoluta di 505 voti  

Salvini, che pure aveva concordato col centrodestra una rosa di candidati comprendente, in ordine rigorosamente alfabetico, Letizia Moratti, Carlo Nordio e Marcello Pera, sceglie per il sacrificio -pare col paradossale consenso dell’interessata- la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Che è la seconda carica dello Stato, possibile supplente di Sergio Mattarella fra qualche giorno, quando scadrà il mandato del presidente uscente della Repubblica. 

Oltre che mettere alla prova la compattezza del centrodestra, reclamata in particolare da Giorgia Meloni  dopo un blitz rumoroso da lei stessa tentato col fedelissimo Guido Crosetto, furbescamente Salvini pensa di mettere alla prova anche la sensibilità istituzionale dei suoi interlocutori di centrosinistra con la candidatura della seconda carica dello Stato, già votata peraltro al vertice del Senato dai grillini all’inizio della legislatura. Ma quelli, a cominciare da Giuseppe Conte, gli contestano l’iniziativa considerandola una provocazione rispetto al progetto di una soluzione negoziata e realmente condivisa. E per di più con la formula dell’astensione tolgono praticamente la scheda ai “grandi elettori” della loro parte politica per impedire voti di soppiatto alla Casellati. 

Matteo Salvini

A questo punto la quinta votazione si trasforma davvero e solo in un sacrificio,  senza nessun angelo che possa fermare la mano di Salvini dirottandola su qualche ariete di passaggio. E infatti la Casellati viene bocciata senza fare neppure il pieno dei voti del centrodestra disponibili sulla carta: 382 su almeno 430.

Ma la tragedia -o tragicommedia, come preferite- non finisce qui perché Salvini lascia, non so se più ingenuamente o più furbescamente, che la sua enfatica presentazione della candidatura della Casellati come la persona più alta in grado dopo Mattarella sia interpretata come una mezza disponibilità del centrodestra, o almeno della Lega, a convertirsi alla conferma del presidente uscente della Repubblica. Più sopra di lui, certo, non si potrebbe andare.  

Pubblicato sul Dubbio

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