Benvenuti allo spettacolo politico ed elettorale d’Italia ’18

           Sergio Staino ha rappresentato come meglio non si poteva, nella sua vignetta sul Dubbio di Piero Sansonetti, il quadro delle attrazioni elettorali in vista del voto del 4 marzo: i liberi e uguali di Pietro Grasso che vorrebbero togliere voti al Pd dell’odiatissimo Matteo Renzi; quest’ultimo che vorrebbe compensare le perdite a sinistra togliendo voti a un Silvio Berlusconi che gli ha appena riconosciuto il merito di essersi liberato di buona parte dei comunisti ereditati all’arrivo al Nazareno; il Berlusconi che ha allestito il suo centrodestra ponendosi però come primo obiettivo di togliere voti all’alleato Matteo Salvini, o comunque di raccoglierne più di lui per non finire ai suoi ordini; il Salvini, infine, che spera di prendere voti ai grillini, specie ora che la loro vantata diversità sta facendo la stessa fine, con la storia della cosiddetta Rimborsopoli, della diversità vantata a suo tempo dai comunisti di Enrico Berlinguer. Che per finanziare il loro costosissimo partito non potevano limitarsi a vendere le salsicce alle feste dell’Unità, e neppure la trippa alla Bettino: una delle pietanze più allegramente servite alle mense in quei raduni, dove la fine di Craxi era in cima agli obiettivi del Pci.

            Nell’immaginare i voti di Berlusconi attratti da Renzi per evitarne un indebolimento troppo forte, e magari preclusivo di un’intesa dopo le elezioni fra i due per conservare Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi, Staino deve avere pensato al notissimo e insospettabile Giuliano Ferrara. Che ha appena scritto sul suo Foglio un articolo pieno di elogi per Berlusconi, di cui nel 1994 fu ministro per i rapporti col Parlamento, e di consigli agli altri di premiarne la “genialità” col voto. Ma agli “altri”, appunto, avendo già Ferrara destinato pubblicamente il proprio voto a Renzi, da lui sempre più considerato il “royal baby”, l’erede politico insomma dell’uomo di Arcore.

Ferrara su Berlusconi.jpg

            A giustificazione della sua preferenza elettorale per Renzi l’ex ministro e tante altre cose del geniale Berlusconi ha portato la circostanza della perdurante incandidabilità del presidente di Forza Italia. Di cui evidentemente Ferrara, ad occhio e croce, non sembra condividere neppure i nomi in circolazione come suoi designati a farne le veci a Palazzo Chigi, se il centrodestra dovesse riuscire a vincere davvero le elezioni, conseguendo pure la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. E se Forza Italia dovesse conservare il vantaggio sulla Lega, all’interno della coalizione, attribuitole dagli ultimi sondaggi che è stato possibile pubblicare, prima che scattasse il divieto di diffonderne altri: diffonderne solo, però, non eseguire, per cui ci aspetta sino al 4 marzo anche una specie di mercato nero delle rilevazioni delle cosiddette intenzioni di voto.           

Sallusti.jpg

Intanto un via libera a intese di emergenza dopo le elezioni fra Berlusconi e Renzi, a dispetto delle indisponibilità da entrambi dichiarate per ragioni di facciata, è stato dato in funzione antigrillina dal direttore del Giornale di famiglia dello stesso Berlusconi, Alessandro Sallusti. Che ha paragonato questa evenienza addirittura all’alleanza, nell’ultima guerra mondiale, fra americani e russi per sconfiggere il nazifascismo.

            Ora che anche Sallusti è d’accordo, possono forse tirare un sospiro di sollievo anche al Quirinale, dove avevano cominciato ad impensierirsi per la fretta attribuita a Berlusconi -in un’altra delle sue geniali piroette, direbbe Giuliano Ferrara-  di ripetere le elezioni in autunno, o giù di lì: il tempo per farsi e lasciar fare i bagni e magari anche per ottenere dalla giustizia europea quella candidabilità che non permette adesso al fondatore del Foglio di votare per il suo ex presidente del Consiglio e editore. O per ottenere dalla giustizia italiana la riabilitazione che i legali di Berlusconi ritengono di poter chiedere anche a breve.

            Sto sempre scrivendo, vi assicuro, delle vicende politiche ed elettorali italiane, non di uno spettacolo teatrale.

             

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