Conte straccia il programma dell’alternativa prima ancora di negoziarlo

       Scambiato per l’emozione due volte sulla prima pagina della Stampa per Antonio, l’allenatore di calcio, in una intervista raccolta dal vice direttore Alessandro De Angelis l’ex premier Giuseppe Conte ha praticamente stracciato il programma del cosiddetto campo largo dell’alternativa al centrodestra prima ancora che venga negoziato, in autunno, e tanto meno concordato. Sui punti soprattutto di politica estera, difesa e sicurezza che dividono maggiormente quel campo decideranno le primarie scegliendo fra la segretaria del Pd Elly Schlein e lui, già due volte presidente del Consiglio con maggioranze opposte, il candidato a Palazzo Chigi.

       Se toccherà a lui, Conte si è impegnato, bontà sua, a riconoscere che nella guerra in corso alle porte dell’Europa l’Ucraina è l’aggredita e Putin l’aggressore, ma correrà a Mosca per convincere il dittatore russo alla pace contrapponendosi all’Unione europea che invece non la vuole, anzi fomenta l’Ucraina a resistere e ad alzare il prezzo di un’intesa, forte degli aiuti militari che ottiene pur tra crescenti difficoltà  dall’Occidente, compresa l’Italia, ma senza il consenso del partito contiano.  

       Giuseppe Conte, al singolare del “Giuseppi” generosamente assegnatogli da Trump alla Casa Bianca durante il suo primo mandato, mentre il premier italiano cambiava pelle politica per restare a Palazzo Chigi dopo la rottura con la Lega; Giuseppe Conte, dicevo, vuol fare insomma l’americano. Vuole ripetere le gesta di Trump che si propose per il suo secondo mandato come l’uomo capace di convincere Putin e di imporre al presidente ucraino Zelensky la pace non disponendo delle “carte”, con  gli gridò in faccia risparmiandogli solo gli schiaffi. Con quale catastrofico esito lo dicono le cronache quotidiane della guerra che continua, nella quale ormai non fanno più notizie, per la loro abitualità, le stragi e gli obiettivi civili colpiti dalla Russia. Dove anche l’economia è diventata di guerra, per cui paradossalmente crollerebbe se si facesse davvero la pace.

       Pur ribattezzato Antonio, ripeto, sulla prima pagina della Stampa e sovrastato sugli altri giornali dai guai di frontiera, diciamo così, procurati all’Europa dal premier spagnolo Sanchez, fuggito in vacanza mentre Ceuta veniva assaltata a nuoto dai marocchini, Giuseppe Conte ha ormai buttato via la maschera nella sua corsa per il ritorno a Palazzo Chigi. Chissà se la segretaria del Pd Elly Schlein saprà e vorrà approfittarne, o preferirà invece inseguire -“testardamente unitaria”, come lei stessa dice- procedere sulla strada del suicidio del proprio partito, fra le preghiere laiche di Goffredo Bettini e compagni.  

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