Se la crisi d’identità della politica finisce in una mostra d’arte

Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Dichiaratamente e orgogliosamente ispirato al Quarto Stato, il celebre capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, ammirando il quale sono cresciute generazioni di socialisti inconsapevoli che ad un certo punto della storia d’Italia e della sua sinistra essi sarebbero diventati, o sarebbero stati trattati come intrusi, Bruno Pellegrino ha finito per tradurre a sua insaputa -ma non so fino a che punto- in una proiezione della campagna elettorale in corso una mostra di maschere da lui dipinte su ferro. Che lo stesso ex senatore del Psi degli anni di Bettino Craxi ha  rivelato di usare come “un materiale molto più docile di quanto non si possa immaginare”. “Io -ha spiegato- lo taglio con il plasma e lo dipingo come fosse una tela”. 

Bruno Pellegrino

Sempre Bruno, il mio amico Bruno, assorto e felice nella sua fuga ormai da una politica nella quale c’è davvero poco in cui si possa riconoscere. al pari di molti altri, a cominciare dal sottoscritto, ha dichiarato di essersi “impegnato a trasformare volti anonimi in individui con la loro personalità, che possono comunque essere individuati come massa critica, ma sviluppano le loro identità con le loro storie, che camminano, e i loro mondi che si incrociano, e le loro culture che si contaminano, dando a ciascuno di loro un’anima, puntando sul colore in modo impressionistico per trasmettere emozioni”. 

Pagatogli tuttavia questo contributo di cronaca, Bruno mi perdonerà la libertà di visione, lettura, interpretazione e quant’altro che mi sono presa collegando le sue maschere un pò agli spettatori e un pò anche agli attori della primizia politica che è stata ed è ancora la campagna elettorale estiva di questo bizzarro  2022. 

Giovanna Melandri

Nel Corner del Maxxi -il museo nazionale delle arti del XXI secolo, che ospita la mostra di Pellegrino intitolata Personae- di fronte alle 63 sculture bidimensionali, e alle 6 grandi maschere allineate poco prima, mi sono sentito come ad uno spettacolo forse ancor più politico che artistico. E mi ha un pò consolato, come se avessi trovato una sponda emotiva,  un’opinione espressa dalla sempre bella Giovanna Melandri, presidente del museo. “Sono persone con la loro spirituale individualità -ha detto l’ex ministra della cultura parlando delle maschere di Bruno- che possono diventare anche terreno per una nuova politica”. Nuova, appunto, come in tanti la cercano, l’aspettano, la reclamano delusi da quella attuale o prevalente, che abbonda più di parole che di idee, di luoghi comuni più che di proposte innovative, di insolenze più che di rispetto, di paure più che di fiducie. 

Sbaglierò, per carità, essendo forse fra quelli che invecchiando peggiorano anziché migliorare come il buon vino. Ma non è forse un caso che visitando la mostra fra i primi, poco dopo l’inaugurazione, mi sono ritrovato con persone che ritengo -per come le conosco  o ne ho interpretato più o meno recenti sortite o silenzi- ugualmente deluse dalla politica di questi tempi, di questi protagonisti, di questi attori. Persone di varie provenienze o culture -messe in ordine rigorosamente alfabetico dopo averle viste- come Pierluigi Battista, Luigi Compagna, Anna Finocchiaro e Marco Follini.  Con i quali mi scuso in anticipo se mai non dovessero gradire questa citazione. 

Ho l’impressione che il 25 settembre in cabina elettorale mi torneranno alla mente le maschere di Bruno, che rimarranno esposte al Maxxi sino a oggi 8 settembre. Chissà se mi aiuteranno a scegliere meglio. Ma di certo voterò, considerando l’astensionismo l’altra faccia dell’evasione fiscale. 

Pubblicato sul Dubbio

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