Il genocidio che si pratica in Ucraina e si predica pubblicamente a Mosca

Draghi ieri al Corriere della Sera

    Sarà pure vero, come ha detto Mario Draghi nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera parlando dell’”orrore di Bucha” ed altre località ucraine insanguinate dalla guerra di Putin, che “termini come “genocidio” o “crimini di guerra” hanno un significato giuridico preciso” che alcuni possono contestare a chi li usa. Per cui “ci sarà modo e tempo per verificare quali parole meglio si confacciano agli atti disumani dell’esercito russo”. Che lui comunque ha ribadito di considerare “crimini di guerra”, o “indecenze”, come gli è capitato di dire in un’altra occasione ritorcendo contro Putin la definizione appunto di “indecenze” data dal presidente russo alle sanzioni cui partecipa l’Italia contro il governo aggressore dell’Ucraina. 

Dalla prima pagina della Stampa di ieri

Sarà vero, ripeto, come ha anche mostrato di credere il ministro degli Esteri Luigi Di Maio dubitando del “genocidio” denunciato, in particolare, dal presidente americano Joe Biden per motivare la decisione presa di aumentare le forniture militari all’Ucraina in via breve, diciamo così, saltando le procedure parlamentari. Ma che i sentimenti nutriti non solo al Cremlino e dintorni nei riguardi degli ucraini siano appunto da genocidio, da persecuzione sino alla morte e all’annientamento di un popolo, lo dimostrano le cose che si dicono da quelle parti. Esse sono state raccontate ieri sulla Stampa dalla informata e benemerita Anna Zafesova in un lungo, documentatissimo articolo. Nel sui solo richiamo in prima pagina si poteva leggere uno scorcio del “tal show di Vladimir  Solovyov”, della televisione russa di Stato, in cui un ospite ha potuto impunemente gridare: “Lo stesso nome di ucraini è una vergogna, un insulto per un popolo che è russo”. E ha potuto addirittura apprezzare la “genialità” della denuncia del presidente americano, perché “se si tratta di cancellare l’idea stessa di poter essere ucraini, sono d’accordo”. 

Ancora dalla Stampa di ieri

“L’idea dell’ucrainità -ha gridato l’ospite televisivo “particolarmente infervorato”, come si legge nella parte interna dell’articolo- va cancellata, dall’inizio alla fine” perché “sono cent’anni che avvelena la vita dei popoli slavi”. “Gli altri ospiti ascoltano e annuiscono”, riferisce il resoconto di Anna Zefosova precisando che “in studio è presente la capa della propaganda del Cremlino Margarita Simonyan, secondo la quale la guerra in Ucraina non è un genocidio, anzi, non è nemmeno una guerra perché il giorno che lo diventa “per prima cosa si fa a pezzi Kiev, in polvere, a pezzettini”.

    In un altro talk intitolato “60 minuti” il regista Vladimir Bortho “con voce stridula” ha reclamato, per vendicare l’affondamento dell’incrociatore Moskva, “una guerra vera, senza stupidaggini, al cento per cento”, essendo stati quelli compiuti sinora solo giochetti, o qualcosa del genere. 

Sempre dalla Stampa di ieri

D’altronde, “molto più in alto” -ha raccontato ancora la giornalista della Stampa competente di Russia e dintorni- l’ex presidente e premier Dimitri Medved, ex “colomba”, definisce “l’ucrainità radicata un unico grande fake”, non essendo “mai esistita”. Meno in alto, diciamo così, “il politologo liberale Konstantin Skorkin sostiene -ha riferito ancora Anna Zafesova- che una certa cultura russa ritiene “estremisco nazionalista” l’idea stessa che gli ucraini possano essere un popolo distinto, meno che mai una nazione indipendente”. Ne dev’essere convinto anche il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, che traduce in “sterminio” la “denazifizazione dell’Ucraina” teorizzata, annunciata, rivendicata e quant’altro da Putin in persona. 

Titolo di Repubblica di ieri

Mi sembra tutta roba, a questo livello, non da analisi, non da polemica, non da politologia, ma da processo, se mai si riuscirà davvero a farne uno, come Biden giustamente reclama considerando Putin un “macellaio” e “genocida”. Che vedremo adesso se davvero collaborerà, come ha sorprendentemente promesso ieri, ad accertare se davvero sono stati commessi “crimini di guerra” nella terra su cui adesso non si semina più il grano ma cadono bombe e missili. 

Ripreso da http://www.policymakrmag.it

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