Bella concorrenza tra il festival di Sanremo e la politica

Il festival di Sanremo
Dal Riformista

C’è chi preferisce lo spettacolo canoro, ma non solo canoro, di Sanremo succeduto mediaticamente a quello politico di Montecitorio, che cercherà di riprendersi domani la scena con la cerimonia del giuramento e del messaggio del rieletto presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e chi invece preferisce pur procurandosi ulteriori sofferenze, come Fausto Bertinotti sul Riformista,  “lo spettacolo di una politica subalterna” a tante altre cose che non dovrebbero riguardarla. Delle quali sarebbe espressione,  volente o nolente, il presidente del Consiglio in carica Mario Draghi. 

Titolo del manifesto
Dal blog di Beppe Grillo

Subalterna o no, la politica si è ritrovata nelle ultime ore negli spettacoli del Carroccio e dello “Stillicidio”, come lo ha brillantemente definito nel suo titolo di copertina il manifesto riferendo dei tentativi di Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio di eliminarsi o comunque danneggiarsi a vicenda. E ciò sotto gli sguardi lontani di un Beppe Grillo che ricorda ad entrambi sul suo blog come anche i cavernicoli riuscissero a curarsi fra loro, persino della rottura così dolorosa del femore.

Diversamente da quello pentastellato, tutto in corso dietro le quinte, con spezzoni di tweet, dichiarazioni, foto e altro, lo spettacolo del Carroccio  si è svolto con tanto di assemblea e di documento approvato dal Consiglio federale. Al quale Matteo Salvini si è recato in mezzo alla solita selva di microfoni e telecamere, davanti a cui il “capitano” finisce, volente o nolente, sempre per abbandonarsi a gesti e pose da lotta, di chi riesce a farlo grosso così a chiunque, dentro e fuori casa. 

Titolo di Libero
Titolo del Messaggero

Può darsi che Libero, un pò specialista del Carroccio come Il Fatto Quotidiano delle 5 Stelle, abbia avuto ragione a titolare sulla Lega che “salva Salvini”. Il quale con quel cognome che porta potrebbe pensare di avere la salvezza incorporata, nonostante Gorgia Meloni -a leggere Alessandra Ghisleri sulla Stampa– gli abbia appena soffiato in un sondaggio quasi due punti in due settimane, passando al 21,1 per cento dei voti e lasciando retrocedere la Lega al 16,7. Ma ho qualche difficoltà a comprendere, e tanto meno a condividere, il titolo col quale Il Messaggero gli ha attribuito il merito di avere “spiegato ai suoi il voto sul Colle”. 

Titolo del Fatto Quotidiano

Sì, certo, Salvini ha confermato di avere ripiegato ad un certo punto pure lui sulla conferma di Sergio Mattarella a lungo contrastata prima e durante le elezioni presidenziali, ritrovandosi alla fine in compagnia dell’alleato di centrodestra Silvio Berlusconi, appena “riabbracciato” peraltro ad Arcore, e litigando abbastanza furiosamente con l’altra alleata, o ex ormai, Giorgia Meloni. Ma il capitano si è guardato bene sia dall’evocare sia dallo spiegare  ai “suoi” le ragioni per cui si era prima ritrovato in un rapporto, diciamo così, privilegiato con Giuseppe Conte: sì, quello che l’aveva processato in Senato nel 2019 incitando poi i parlamentari grillini a farlo processare anche in tribunale per le navi e gli immigrati bloccati nei porti, o al largo. Salvini non ha per niente spiegato insomma il sostegno alla candidatura della regina degli 007 al Quirinale, senza soluzione di discontinuità fra i due ruoli, in un intreccio anomalo di situazioni cui non ha potuto reggere il segretario del Pd Enrico Letta. Per cui la faccenda è finita come doveva, cioè nel nulla. Anzi, nel ritorno della regina degli 007, l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, a pranzo col “fratello” ritrovato Di Maio – “Giggino ‘a cornetta”, come lo sfottono sul Fatto Quotidiano- che ha rotto con Conte proprio per avere esposto l’ex segretaria generale della Farnesina a quella rischiosa avventura. 

Potenza degli spettacoli che sa dare la politica, subalterna o no. Altro che Sanremo con Amadeus e tutti i suoi ospiti o comprimari, maschi e femmine. 

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

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