Draghi fra Biden, al G7 in Cornovaglia, e Letta, Grillo e Conte in Italia

Il segretario del Pd Enrico Letta, per quanto impegnato in un viaggio di ricognizione in Puglia, ha tenuto ad esprimere al Corriere della Sera quasi in diretta con quanto stava accadendo in Cornovaglia – al G7 della “sfida alla Cina”, come lo ha definito la Repubblica- la sua soddisfazione per il positivo incontro fra il presidente americano Joe Biden e il presidente del Consiglio Mario Draghi. Egli ha parlato di “asse” sia fra Draghi e Biden sia fra Draghi e lui, che grazie anche all’ultimo sondaggio Ipsos si trova a guidare un partito appena tornato in testa alla graduatoria nazionale.

“Stare in questo governo ci fa bene”, ha detto Letta diversamente da Giuseppe Conte, che alla guida pur non ancora formalizzata del Movimento 5 Stelle ha espresso recentemente “disorientamento”, preoccupazione  e quant’altro per le scelte di Draghi,  condizionando il “leale sostegno” ad una svolta nell’azione e nelle scelte del governo. Non è francamente una differenza da poco questa fra Letta e Conte, pur se il segretario del Pd ha fatto finta di nulla e confermato la volontà di lavorare in un “cantiere” comune col MoVimento 5 Stelle per un centrosinistra che possa riproporsi nelle prossime elezioni politiche, pur “ognuno a partire dalla sua identità”. Ma è appunto sull’identità, e ciò che ne consegue, a cominciare dalla politica estera, che c’è tutto o comunque molto da chiarire.

            Proprio mentre matura nei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti la consapevolezza di quella che il direttore di Repubblica Maurizio Molinari ha definito “la seconda guerra fredda”, nella quale la Cina ha preso il posto che una volta fu dell’Unione Sovietica, Letta ha mostrato di non voler dare importanza  alle simpatie grilline, diciamo così, per il governo di Pechino. Col cui ambasciatore a Roma, proprio alla vigilia del G7, Beppe Grillo in persona ha voluto avere un colloquio di ben tre ore, certamente non dedicato tutto ai suoi problemi familiari, per fortuna in assenza di un Conte sottrattosi solo all’ultimo momento, pur essendo stato invitato. “Non so”, si è limitato ad osservare il segretario del Pd, parlando dei grillini e del rischio di una loro uscita dalla maggioranza: “Ogni giorno c’è un gossip, ma io non li inseguo. I fatti sono che i 5 Stelle stanno nel governo”.

            Può darsi che Daniele Capezzone sulla Verità abbia esagerato a reclamare attenzione sulla Cina che “usa Grillo come ariete contro Draghi”, ma sentite come sul Fatto Quotidiano un estimatore di Grillo e di Conte come Marco Travaglio ha commentato il problema dei rapporti con Pechino, dopo avere sfottuto a suo modo Draghi per la sintonia con gli Stati Uniti: “Basta leggere i dati dell’economia per capire che l’Italia può fare a meno più degli Usa che della Cina. Le esportazioni da Roma a Pechino sono balzate in sei mesi del 75 per cento e gli scambi commerciali del 50. Gli Usa hanno tutto da perdere dalla Cina. Noi tutto da guadagnare. La guerra fredda è finita da un pezzo”.

            Nei sei mesi che hanno  colpito Travaglio tanto da fargli sognare un rovesciamento della politica estera italiana è ben altro, di sapore tutto domestico, ciò che ha colpito Letta inducendolo a dare poca importanza alle ambiguità e contraddizioni di un centrosinistra a partecipazione grillina. “Il Pd è in salute, nel governo Draghi noi siamo a casa nostra e Salvini no. In sei mesi la Lega ha perso il 6% e noi abbiamo guadagnato il 3%”, ha detto letta continuando quindi a vedere i problemi solo a destra, diciamo così, e non a sinistra.

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

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