Le incognite dell’ottobre gialloverde, o gialloblu, del Bel Paese

            Quali e quante possibilità abbia il ministro dell’Economia Giovanni Tria, non proprio al massimo della sua forza politica nel governo dopo i tanti attacchi mossigli dai grillini, di difendere con successo i conti italiani dalla “deviazione significativa” dalle regole comunitarie  appena contestata con lettera dai competenti commissari dell’Unione Europea è francamente difficile dire. La sua, di certo, non è una situazione esaltante.

            Giannelli.jpgDopo averlo attaccato, direttamente o prendendo di mira il suo staff, e averlo portato più volte sull’orlo delle dimissioni, trattenuto a stento da un presidente della Repubblica timoroso, a dir poco, di una crisi di governo in questo momento, i grillini pretendono che Tria difenda adesso eroicamente gli azzardi che gli hanno imposto con quella giostra di numeri alla fine approdati a Bruxelles, oltre che al Parlamento italiano. Sono i numeri della nota di aggiornamento del documento di programmazione economica e finanziaria. Che è la cornice nella quale va scritto a breve il bilancio dello Stato.

            Tra gli esami a Bruxelles, le danze del differenziale fra i titoli di Stato italiani e tedeschi nei mercati -il famoso spread- e le valutazioni delle agenzie internazionali di rating, per non parlare degli imprevisti, non sarà un ottobre spensierato. Non sarà rosso come quello della rivoluzione sovietica, né nero come quello fascista del 1922 in Italia, anche se qualcuno è convinto anche all’estero che “piccoli Mussolini” crescano tra Milano e Roma. Sarà di sicuro un ottobre gialloverde: il colore della maggioranza di governo composta dai grillini e dai leghisti. O gialloblu, come preferiscono vederla e chiamarla altri per il verde sempre meno di moda fra i leghisti, anche nei loro raduni, e il blu adottato sempre di più da Salvini tra lo sconforto e la paura di Silvio Berlusconi. Nel cui elettorato “azzurro” il suo alleato dei giorni o delle ore alterne pesca, qualche volta senza neppure il bisogno di gettare le reti perché sono i pesci a saltare volontariamente nella sua barca.

            Gli ultimi sondaggi, appena sfornati sul Corriere della Sera da Nando Pagnoncelli, danno la Lega al 34 per cento meno qualcosina e Forza Italia al 7,8: un disastro per il Cavaliere, già stordito il 4 marzo scorso dal sorpasso subìto nelle urne, all’interno del centrodestra, col 14 per cento dei voti contro il 17,4 del Carroccio.

           Fu proprio quel sorpasso  a costringere l’ex presidente del Consiglio, per evitarne uno maggiore in un turno elettorale anticipato, ad autorizzare Salvini a prendersi la licenza di governare con i grillini, per quanto indicati dallo stesso Berlusconi come i nuovi comunisti o nazisti.

            Neppure i grillini, tuttavia, nonostante le feste che fanno tra i balconi di Palazzo Chigi e i barconi sul Tevere, hanno motivi per sentirsi soddisfatti dei sondaggi. Che li hanno fatti scendere dal 32 del 4 marzo al 28,5 per cento, a tutto vantaggio dei leghisti, visto che il Pd anziché recuperare qualcosa rispetto ai pentastellati è ulteriormente sceso dal quasi 19 al 17,1 per cento.

            Premuti fra la crescita esponenziale dei loro alleati di governo e le perdite che debbono subire per il ridimensionamento delle loro promesse elettorali cui sono costretti dalla realtà, come dimostra il progressivo sgonfiamento del cosiddetto reddito di cittadinanza, già tradottosi nel progetto di una  carta di credito per acquisti di etica controllata, chiamiamola così, i grillini sono destinati a vivere sempre peggio la loro convivenza con Salvini. Non a caso si fa sempre più evidente e forte il dissenso all’interno del loro movimento, con tentazioni crescenti di provocare loro una crisi cogliendo il primo pretesto a portata di mano.

            ConcorsoConte.jpgAnche i grillini peraltro cominciano a provare sulla loro pelle il monito di Pietro Nenni ai moralisti del secondo dopoguerra, quando erano di moda le epurazioni e il leader socialista ricordò che c’è sempre “uno più puro che ti epura”. Dovrebbe dire loro qualcosa, per esempio, quel richiamo, appena apparso sulla prima pagina di Repubblica, un giornale non certo fra i minori, di un servizio che ricostruisce il concorso universitario “tra amici” per professore ordinario vinto nel 2002 dall’attuale presidente pentastellato del Consiglio, Giuseppe Conte. Che ebbe la fortuna, diciamo così, di poter essere “promosso dal suo maestro e socio” di studio legale Guido Alpa: socio secondo il curriculum dello stesso Conte diffuso nella scorsa primavera, dove si parla di uno studio legale, appunto, creato da entrambi nel 2002.

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

 

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