Si allunga l’ombra di Romano Prodi sul dopo-elezioni a Palazzo Chigi

            Più aumentano gli elogi per Paolo Gentiloni, appena sponsorizzato anche da Giorgio Napolitano, che si è procurato sul Fatto Quotidiano una vignetta di Vauro Senesi dove spinge come un vecchissimo e malandato badante la carrozzella dello stesso Gentiloni malmesso, più sale il giudizio negativo della cosiddetta sinistra radicale sul presidente del Consiglio in carica. Al quale, d’altronde, gli scissionisti del Pd poi confluiti fra i liberi e uguali di Pietro Grasso avevano tolto già nello scorso autunno il loro già sofferto e contraddittorio appoggio passando all’opposizione.

            Gentiloni è diventato solo “una sfumatura del renzismo”, ha sentenziato l’ex buontempone del comunismo emiliano Pier Luigi Bersani e già segretario del Pd, da lui considerato e gestito come una “ditta” prima d’imbattersi con l’allora giovane sindaco di Firenze destinato a rottamarlo. E se Bersani considera Gentiloni una sfumatura del renzismo, inteso come un fenomeno di destra occultata da sinistra, è facile immaginare il giudizio del più acuminato Massimo D’Alema.

            Se davvero, come si mormora nei piani alti ma anche bassi della politica, i liberi e uguali del presidente uscente del Senato sono destinati a partecipare dopo le elezioni al governo “del Presidente”, come proprio D’Alema lo ha definito predisponendosi ad accogliere le raccomandazioni del presidente, appunto, della Repubblica per più o meno larghe intese utili anche alla sinistra per “non farsi troppo del male”, sempre per rimanere nel linguaggio dalemiano, sembra difficile pensare che essi accettino un altro governo Gentiloni. E non preferiscano invece trattare per un altro presidente del Consiglio meno sfumatura del renzismo, per dirla con Bersani. O, visto che ci siamo, meno gradito al sempre odiato Silvio Berlusconi. Che di Gentiloni dice ogni volta che ne ha l’occasione cose carine,  accreditando la disponibilità ad accordarvisi se il centrodestra non dovesse vincere davvero alla grande, conquistando anche la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari, e obbligando così l’uomo di Arcore a fare ogni giorno i conti con lo scomodo alleato Matteo Salvini.

            Esclusa per motivi di ragionevolezza la pretesa di imporre a Palazzo Chigi dopo le elezioni un loro uomo, o una loro donna, visto che hanno ritenuto di arruolare e impegnare nella campagna elettorale entrambi i presidenti uscenti delle Camere, archiviandone così la caratura istituzionale che avrebbe potuto favorirli per il “governo del Presidente” auspicato da D’Alema, i liberi e uguali dovranno probabilmente piegarsi ad altri nomi. Il più naturale dei quali, allo stato delle cose, per il ruolo avuto in passato e per la sua notorietà anche all’estero, sembra essere quello di Romano Prodi. Del cui ritorno a Palazzo Chigi, dopo le brevi e infelici esperienze del 1996 e del 2006, il primo a non sentirsi offeso, né sul piano politico né sul piano umano, dovrebbe essere proprio Gentiloni, reduce da un palco di Bologna dove i due si sono abbracciati e sponsorizzati a vicenda.

            Contro un ritorno di Prodi, che si schermisce definendosi pensionato ma alla fine si lascia sempre coinvolgere nel dibattito politico, e in ciò che ne consegue, potrebbero giocare gli umori a lui non molto favorevoli di D’Alema a sinistra e di Berlusconi a destra.

           Senza tornare al “flaccido imbroglione” attribuitogli in passato e ripetutamente smentito, D’Alema ha appena deriso, o quasi, la preveggenza dell’ex presidente del Consiglio rinfacciandogli il voto inutilmente annunciato e raccomandato a favore della riforma costituzionale di Renzi nel referendum del 4 dicembre 2016. Berlusconi, che non gli ha mai perdonato di averlo battuto nelle urne due volte, pur senza riuscire poi ad evitare la prematura caduta, ne contestò una volta in una piazza di Bari la candidatura al Quirinale minacciando addirittura l’espatrio.

          Ma gli anni passano, le circostanze cambiano e gli umori pure, almeno nella loro intensità, anche nella politica.  

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: