L’avventura di Emma Bonino, la Madre Calcutta laica della politica italiana

            L’embargo dei sondaggi imposto da una legge che, come tutte quelle dettate dal proibizionismo, ne favorisce solo il traffico clandestino, sta facendo un altro torto ingiusto a Emma Bonino, dopo quello riservatole da amici e compagni del partito radicale trasnazionale eccetera eccetera. Che le hanno dato prima ancora che cominciasse ufficialmente la campagna elettorale della traditrice, abusiva ed altro per avere deciso di candidarsi al voto del 4 marzo, da cui invece avrebbe dovuto tenersi lontana perché così avevano deciso di fare i presunti o più legittimati eredi di Marco Pannella. Dai quali si è levata, per ritorsione contro la ribelle, una specie di interdizione alle urne. Questo è il loro appello all’astensionismo.

            Per fortuna fra i radicali, con o senza tessera, grazie proprio all’eredità di Pannella è più forte la libertà, anche a costo di essere scambiata per indisciplina o addirittura incoerenza, che la paura delle polemiche. Pertanto la Bonino e i pochi che l’hanno seguita candidandosi alle elezioni sono rimasti fermi nel loro impegno. E a Radioradicale l’ascoltatissimo Massimo Bordin, con quella sua voce inconfondibile, ha continuato a trattare la Bonino come una persona di famiglia politica nella storica rassegna quotidiana di Stampa e regime, la cui prima parte è riservata appunto ai radicali e alle loro battaglie.

            Testarda com’è, benedetta donna, resa ancora più determinata dalla vittoriosa lotta personale in corso contro il cancro, Emma non si è lasciata fermare o intimidire neppure quando la necessità di sottrarsi alle regole iugulatorie in vigore contro chi partecipa alle elezioni politiche senza avere alle spalle un gruppo parlamentare uscente, ha accettato una specie di ospitalità concessale dal democristianissimo Bruno Tabacci. Che così ha sottratto la  lista boniniana +Europa alla trappola della raccolta delle firme nei troppo pochi giorni a disposizione.

            Con uguale ostinazione questa specie di Madre di Calcutta laica della politica italiana  ha scelto l’apparentamento o coalizione col Pd di Matteo Renzi, senza stare lì a perdersi nei risentimenti che pure avrebbe potuto ancora nutrire per il modo, al solito poco garbato, con cui lo stesso Renzi, una volta succeduto a Palazzo Chigi ad Enrico Letta, la sostituì quattro anni fa al vertice del Ministero degli Esteri con la meno esperta e nota Federica Mogherini: una funzionaria di partito promossa dalla mattina alla sera alla testa della diplomazia italiana.

            Peraltro Renzi confermando quella volta la Bonino alla Farnesina, sfruttandone –ripeto- la competenza e la notorietà meritatesi in tanti anni di impegno politico anche internazionale, avrebbe forse potuto attenuare, se non evitare, il peggioramento dei propri rapporti personali con Massimo D’Alema. Che ministro degli Esteri era già stato e sarebbe tornato volentieri a fare, magari solo per il tempo necessario a trasferirsi come commissario europeo a Bruxelles.  Dove invece Renzi aveva già pensato di mandare proprio la Mogherini. Ah, benedetto giovanotto toscano.

            Collocatasi in una coalizione di centrosinistra che solo la superficialità politica del presidente uscente e perciò terminale del Senato, Pietro Grasso, può scambiare con altri compagni per una imitazione del centrodestra, la Bonino non ha dovuto parlare e muoversi più di tanto per convogliare verso di sé i consensi che via via Renzi ha perso in questa campagna elettorale con uscite a dir poco estemporanee. La più clamorosa delle quali è stata l’assimilazione del grillino Luigi Di Maio al sempre da lui demonizzato Bettino Craxi: un errore aggravato dall’ordine dato al portavoce di scusarsi con chiunque avesse potuto ritenersi offeso dal paragone. Quindi, anche con Di Maio, che non aveva gradito ritenendo pure lui il compianto leader socialista non all’altezza –sentite, sentite- della onestà di marca grillina.

            Da portatrice gratuita, o quasi, d’acqua come l’aveva forse immaginata valutandola al di sotto del tre per cento dei voti, Renzi si sta accorgendo che la Bonino superando quella soglia potrà togliergli voti e seggi parlamentari nella quota proporzionale, complicandogli un po’ la vita sia come segretario del partito sia come leader della coalizione. E ciò a vantaggio del già crescente Paolo Gentiloni. Ma è un gioco al quale l’ex presidente del Consiglio deve stare, volente o nolente. Non ne ha altri di ricambio, né per piccole né per grandi intese di governo nella nuova legislatura, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha alcuna voglia di soffocare nella culla.  

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