Irremovibile il no di Silvio Berlusconi a un governo Prodi ter

            No. Questa volta Silvio Berlusconi è irremovibile. Non vuole neppure sentir parlare di un governo di Romano Prodi –sarebbe il terzo nella carriera politica dell’ex presidente del Consiglio- dopo un risultato neutro delle elezioni del 4 marzo. Neutro, nel senso che nessuna coalizione in corsa e neppure i solitari grillini uscirebbero dalle urne con la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari, necessari in caso di plenum delle assemblee di Montecitorio e di Palazzo Madama a garantire al governo la fiducia. Per la quale, in verità, basterebbe la maggioranza semplice, cioè quella dei partecipanti alla votazione, ma nell’ipotesi di una votazione a ranghi ridotti, non completi. Se i presenti e i votanti fossero tutti, maggioranza semplice e assoluta sarebbero la stessa cosa. E sulla carta un governo dovrebbe sempre disporne per non diventare un Gabinetto di minoranza, che cerca di volta in volta i sostegni di cui ha bisogno.

           Chi gli parla abitualmente assicura che l’uomo di Arcore direbbe no anche se Prodi, rinunciando alla camicia del centrosinistra che ancora predilige e che ritiene adattissima anche a Paolo Gentiloni, da lui sponsorizzato di recente a Bologna, dovesse rendersi disponibile a governi di cosiddette larghe intese. Anche nelle vesti dimesse di “pensionato”, come ama presentarsi da qualche tempo, Prodi rimane agli occhi di Berlusconi il suo avversario elettorale e politico di sempre. Alla cui candidatura al Quirinale l’ex Cavaliere reagì una volta, parlando in una piazza di Bari, minacciando l’espatrio.

            Per quanto ancora incandidabile, Berlusconi è fiero di essere tornato protagonista della campagna elettorale e attore politico centrale, o quasi, di tutti gli scenari post-elettorali, anche in caso di una vittoria del suo centrodestra mutilata dalla mancanza della maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Egli sarebbe convinto che in caso di pareggio fra la sua Forza Italia e il Pd di Matteo Renzi, e ancor più in caso di sorpasso della prima sul secondo, al di là delle coalizioni diverse cui partecipano, potrebbe toccare a lui il diritto di designare il capo di un governo di decantazione o transizione. E in tale evenienza l’uomo non sarebbe né il presidente uscente del Consiglio Paolo Gentiloni, di cui pure Berlusconi dice cose carine ogni volta che ne ha l’occasione, né il fedele ex portavoce e attuale presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, scomodabile dalla importante postazione di Strasburgo solo per un improbabile governo stabile di centrodestra a trazione forzista, ma l’altrettanto fedele e suo ex sottosegretario a Palazzo Chigi Gianni Letta. Che è l’uomo delle missioni riservate e dei collegamenti istituzionali, invidiatogli pubblicamente anche da alcuni avversari politici: per esempio, Walter Veltroni, Dario Franceschini e persino Massimo D’Alema. Di Berlusconi, peraltro, egli condivide il superamento degli ottant’anni: 83 il 15 aprile prossimo, contro gli 82 che Berlusconi compirà il 29 settembre.

            Il caso ha voluto che proprio in questi giorni Gianni Letta, spalleggiato da Giuliano Amato, sia stato protagonista di un intrigante siparietto con l’attuale sottosegretaria a Palazzo Chigi: la renzianissima Maria Elena Boschi.

            Presenti tutti e tre ad un convegno della Luiss sulla Presidenza del Consiglio, promosso per celebrare i trent’anni della legge che ne riformò l’ordinamento, Gianni Letta ha incoraggiato la Boschi a sperare di poter diventare la prima donna alla guida del governo perché è capitato già ad altri sottosegretari alla Presidenza di diventarne poi i titolari.

            Senza andare molto indietro negli anni e citare, per esempio, il caso di Giulio Andreotti, già sottosegretario di Alcide De Gasperi, il collaboratore di Berlusconi ha indicato il presente Giuliano Amato, diventato presidente del Consiglio dopo essere stato sottosegretario di Bettino Craxi  dal 1983 al 1987. Ed Amato, oggi giudice costituzionale,  non si è tirato indietro, aggiungendo di suo la certificazione della eccellente “palestra” costituita per una scalata a Palazzo Chigi ed altro ancora dall’esperienza di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

            Chissà se la Boschi, che il bravissimo Umberto Pizzi si è affrettato a fotografare più volte accanto al suo estimator cortese, sarà stata tentata dal ricambiare all’ex sottosegretario Gianni Letta gli auguri politici da lui appena formulati a lei. E non se ne sarà trattenuta per non compromettere Renzi.  

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