Pronti a smettere di cantare al fischio di Sergio Mattarella…..

            E’ geniale quella bolla d’aria in cui Emilio Giannelli ha raffigurato sul Corriere della Sera Matteo Renzi e Silvio Berlusconi come due emuli dell’indimenticabile Domenico Modugno. Che adattano una delle più celebri canzoni di Mimmo alla loro assai poco credibile voglia di altre elezioni se dalle urne del 4 marzo non avranno i numeri per fare o far fare ai loro partiti un governo l’uno senza l’altro.

            Giannelli avrà probabilmente già pronta un’altra vignetta per sistemare in primavera  il segretario del Pd e il presidente di Forza Italia in un’altra bolla d’aria, impegnati a cantare la loro rassegnazione al rifiuto del presidente della Repubblica di rimandare gli italiani alle urne con la stessa legge elettorale. Una rassegnazione tira l’altra, come le ciliegie. Segue quindi quella al dovere di garantire al Paese la governabilità necessaria, indifferibile e via dicendo.

            Questa pantomima delle elezioni continue, da chiedere al presidente della Repubblica di turno scommettendo sulla sua indisponibilità a concederle, è la conseguenza dell’intossicazione del dibattito politico che risale al momento in cui l’ineffabile Massimo D’Alema, imitato poi a destra, liquidò come “inciucio” un accordo tra diversi imposto da circostanze straordinarie. Ineffabile, il D’Alema ora collocatosi fra i Liberi e Uguali di Pietro Grasso, perché la pratica degli accordi fra diversi in circostanze particolari appartiene proprio alla sua storia politica e personale.

            La storia politica risale quanto meno alle due edizioni della maggioranza di solidarietà nazionale cui il Pci di Enrico Berlinguer, dove D’Alema era capo della federazione giovanile, partecipò fra il 1976 e il 1978 appoggiando dall’esterno i governi monocolori democristiani di Giulio Andreotti. Se non vogliamo andare ancora più indietro e risalire ai governi di unità nazionale dell’immediato secondo dopoguerra.

            La storia personale di D’Alema in materia di accordi fra diversi, prima che lui ne scoprisse le nequizie col termine dell’inciucio, risale alla sua esperienza di presidente della commissione bicamerale per le riforme istituzionali, eletto peraltro a quella carica con l’appoggio determinante di Berlusconi, fra le paure e i sospetti dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi.

            Fallita la missione di padre della Patria nei panni di riformatore della Costituzione, D’Alema se ne diede un’altra come capo del governo succedendo nell’autunno del 1998 a Prodi con una maggioranza in un cui il diverso Fausto Bertinotti fu sostituito da un ancora più diverso Francesco Cossiga. Che arruolò dalla mattina alla sera un po’ di parlamentari eletti col centrodestra, da lui paragonati agli “straccioni di Valmy”, per portare a Palazzo Chigi –si vantò il presidente emerito della Repubblica- il primo comunista, o post-comunista, della storia d’Italia.

            Gli inciuci insomma sono sempre quelli degli altri. Che sono però così condizionati dagli avversari di turno, di sinistra o di destra che siano, da sottrarsi alle rampogne prima negando e poi prestandovisi con sofferenza. Grande sofferenza.   

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: