Silvio Berlusconi fra il detto e non il detto agli adoranti di Libero

            Silvio Berlusconi, in verità non lo ha detto, per quanto sia capace di dirlo in privato, ma molto in privato, consapevole che, detto in pubblico, farebbe solo la figura del gradasso. Glielo ha fatto dire il quotidiano Libero nel titolo, in prima pagina, di una lunga intervista ottenuta dall’ex presidente del Consiglio durante la pausa che pure si era data nella campagna elettorale per lo stress procuratogli dalla formazione delle liste dei candidati della sua Forza Italia alle elezioni del 4 marzo, con tante promesse alla fine non mantenute. “Se vinco aggiusto tutto”, gli ha fatto gridare Libero, non rendendosi conto del ridicolo al quale esponeva l’incolpevole intervistato.

            Ciò accade purtroppo quando il cuore va oltre l’ostacolo. E il desiderio di compiacere si trasforma in un’autorete.

            Corrisponde invece al vero, leggendo il testo della lunga intervista, il “dissenso” dichiarato da Berlusconi verso il pur amico e fedele, di nome e di fatto, Confalonieri. Che ha confermato di recente anche al Fatto Quotidiano l’auspicio di una collaborazione politica, dopo le elezioni e all’insegna delle cosiddette larghe intese, fra Berlusconi e Matteo Renzi.

            Ma il dissenso dell’ex presidente del Consiglio è sull’auspicio, e basta. Berlusconi, cioè, non vuole auspicarlo pure lui, vuole anzi la libertà di non augurarselo, di non cercarlo, ma dopo le elezioni sarà pronto ad accordarsi con Renzi se altre soluzioni non saranno possibili al problema della cosiddetta governabilità del Paese per i numeri di cui disporranno i vari partiti in Parlamento.

            Lo farà insomma, poverino, per senso di responsabilità, per “servizio”, come si dice da sempre in politica. E altrettanto farà naturalmente Renzi, visto che in questa campagna elettorale egli liquida quasi con le stesse parole di Berlusconi la prospettiva di un loro incontro, senza tuttavia smentire Antonio Di Pietro. Che ha appena dichiarato al Corriere della Sera di avere ricevuto dal Pd con l’avallo del segretario più proposte di candidarsi nelle sue liste, ma di esserne stato lasciato fuori dopo avere avvertito che mai avrebbe votato in Parlamento per una maggioranza di governo comprensiva di Berlusconi.  

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