Travaglio passa a Fazio lo spartito dell’intervista a Berlusconi su Rai 1

Il Gobbo, come si chiama la buca del suggeritore a teatro, dove si infila chi deve aiutare gli attori a non dimenticare battute e quant’altro, è approdato nel giornalismo c Marco Travaglio. Che nel suo rinnovato antiberlusconismo, specie dopo che Eugenio Scallfari, pur cercando poi di correggersi, ha dichiarato di preferire l’uomo di Arcore al giovane grillino di Pomigliano d’Arco in pista per Palazzo Chigi, ha allestito la buca di suggeritore in apertura  della prima pagina domenicale del suo Fatto Quotidiano. Ed ha indicato a Fabio Fazio le domande che un buon uomo di sinistra e per bene è tenuto a fare ad un ospite del suo Che tempo che fa come Silvio Berlusconi: per giunta, sulla prima  rete televisiva della Rai, dove il conduttore -come si sa- è stato trasferito dalla terza fra molte polemiche, ma anche invidie, diciamo la verità.

Il suggeritore di teatro s’infila nella buca del palcoscenico col copione dell’opera in mano, come il correttore di bozze nelle tipografe dei giornali ha sempre avuto a disposizione dizionari linguistici ed enciclopedie per risparmiare refusi ma anche strafalcioni agli articoli e ai loro autori.  Travaglio invece deve disporre, da par suo, di qualche diavoleria elettronica che lo collega ai casellari giudiziari, in modo da fare inchiodare l’ospite di turno di una trasmissione a tutti i procedimenti subiti o in corso.

Così Fazio è stato invitato -ma forse è il caso di usare una parola meno cortese, più intimidatoria- a “ricordare” a Berlusconi “i tre processi per corruzione e l’accusa di strage”, con la minuscola, pur non trattandosi di una strage di ordinaria follia criminale, ma di una serie di stragi compiute dalla mafia fra il 1992 e il 1993 per spianare la strada col panico degli elettori -secondo alcuni presunti pentiti- al progetto dell’allora Cavaliere di scendere in politica nel  1994 e coprire i vuoti politici  creati dai magistrati. I quali in quegli anni arrestavano o incriminavano, o solo demolivano l’immagine di partiti e leader della cosiddetta prima Repubblica, alcuni dei quali amici dello stesso Berlusconi, per l’abitudine diffusissima che avevano di finanziare illegalmente la politica.

In verità, quella di “strage”, sempre con la minuscola, non è mai, o non è ancora diventata l’accusa di un magistrato inquirente a Berlusconi. Non è mai, o non è ancora diventata un rinvio a giudizio. Si è sempre fermata a livello di indagini chiuse ad un certo punto con l’archiviazione. Ma Travaglio ha già spiegato, da grande esperto quale si ritiene a furia di leggere le carte delle Procure e di parlare con i magistrati, che le archiviazioni delle indagini per strage non sono quelle che appaiono, cioè chiuse e basta. No, esse semplicemente vengono messe in qualche freezer e congelate in attesa di qualche pentito o simile che fornisca altri spunti e le faccia scongelare, e tornare in vita con maggiore forza. E tutto questo -ha spiegato sempre il suggeritore- sino alla morte, anzi all’’incenerimento del malcapitato, perché quello di strage è un reato che non si prescrive mai.

Ciò significa che le indagini riaperte di recente a Firenze su Berlusconi addirittura “stragista”, o suggeritore a sua volta di stragi mafiose, per quanto accolte con un certo scetticismo dallo stesso Fatto Quotidiano al loro annuncio, con uno scoop fatto o fatto fare questa volta non al giornale di Travaglio ma ai più diffusi Corriere della Sera e Repubblica, hanno ora tutto il diritto, anzi il dovere di entrare a gamba tesa nella campagna elettorale contro l’ex presidente del Consiglio. O “Berluscalfari”, come lo stesso Travaglio ha deciso di chiamare  l’ex Cavaliere  imprudentemente preferito dal fondatore di Repubblica al grillino Luigi Di Maio.

Non è detto che Berluscalfari si conquisti la variante di “Berluscazio” se il conduttore di Che tempo che fa decidesse di non attenersi con Berlusconi alle indicazioni del suggeritore-direttore del giornale che ha adottato per la sua testata il nome di una celebre e incolpevole trasmissione televisiva del compianto Enzo Biagi. 

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