Berlusconi a sorpresa nel freezer della Procura di Firenze, e altrove

A Silvio Berlusconi, per chi non lo sapesse, è sempre piaciuto il caldo. E gli piace anche adesso, a 81 anni compiuti allegramente a fine settembre allenandosi alle campagne elettorali per le quali si sta ora spendendo, in Sicilia ma con lo sguardo rivolto anche altrove, in un modo che ha allarmato certi avversari. I quali, dandolo per morto o agonizzante, avevano quasi smesso di disinteressarsene, ed ora sono tornati a scriverne e a parlarne come ai vecchi tempi, con l’acredine al massimo volume.

Quando non ha il caldo a portata di mano, Berlusconi se lo cerca in tutti i modi. Si fa la lampada, si accosta al termosifone o al camino di turno, si imbacucca come un eschimese tirando fuori dall’armadio tutti gli abiti e accessori che gli regala l’amico Putin. O ricorre, l’infreddolito presidente di Forza Italia, ai vecchi passatempi fisici che pure gli hanno procurato tanti guai giudiziari ed economici, costringendolo ad una generosità dovuta alle sventurate bollate come prostitute solo per avere qualche volta cenato e giocato con lui, per ripetere le sue parole pronunciate davanti a inquirenti e giudici per spiegare bonifici e quant’altro.

In un contesto così caldo -ripeto- vi lascio immaginare la sgradevole sorpresa che l’ex presidente del Consiglio deve avere provato leggendo la spiegazione data da uno specialista di cose giudiziarie all’ennesima indagine in cui egli è incappato come presunto mandante delle stragi di mafia di quasi un quarto di secolo fa, servite a spianargli la strada come politico, secondo i nemici, mentre le cosiddetta prima Repubblica dei suoi amici Andreotti, Craxi e Forlani, in ordine rigorosamente alfabetico, cadeva giù a pezzi sotto le picconate della Procura della Repubblica di Milano.

Questo specialista, che forse la sa più lunga degli avvocati di Berlusconi, o riesce a farsi capire meglio di loro  da chi lo legge quotidianamente, ha demolito da par suo la convinzione dei soli ignoranti che uno sventurato incorso in una indagine alla fine archiviata -come è appunto accaduto per più di una volta all’ex presidente del Consiglio, sempre a proposito delle stragi mafiose di un quarto di secolo fa- abbia il sacrosanto diritto di sentirsi sollevato da un peso e di pensare ad altro.

Nossignore. “Quando un’inchiesta viene archiviata -ha scritto lo specialista- gli indagati non sono assolti. Finiscono nel freezer, in attesa di essere scongelati in presenza di fatti nuovi”, come l’intercettazione di qualche ergastolano autore dei reati di cui si sono occupati gli inquirenti che dispongono del freezer, e possono quindi togliere e rimettere i malcapitati di turno.

“Se poi fatti nuovi non ne emergono -ha spiegato lo specialista, divulgatore quanto mai efficace dei codici e dei comportamenti di chi li deve applicare- non succede più nulla finché scatta la prescrizione”. Sì, la prescrizione: proprio quella cosa disgraziatamente prevista dalle leggi, anche se molti, persino fra i magistrati, ritengono vergognosa e altri si ripromettono di abolire se riusciranno mai a governare, come hanno appena annunciato i grillini.

“Ma qui -ha avvertito lo specialista riferendosi alla riapertura delle indagini a Firenze su Berlusconi- il reato è strage, che non si prescrive mai”. Per cui l’ex presidente del Consiglio si metta l’anima in pace e si rassegni, a dispetto del caldo che gli piace tanto, alla sorte assegnatagli di un congelato eccellente, e a vita, come i senatori nominati dal presidente della Repubblica, e i governatori della Banca d’Italia di una volta, e forse anche di oggi, dopo la conferma di Ignazio Visco.

Berlusconi è insomma un pacco di carne nel freezer giudiziario. O quella “mummia imbalsamata”, tipo Lenin nel mausoleo della piazza rossa di Mosca, che lo specialista di codici e magistrati, sempre lui, ha appena descritto scrivendo di Berlusconi, sempre lui, per il comizio fatto nel Teatro Politeama di Palermo.

Post scriptum- Lo specialista naturalmente è il direttore del Fatto Quotidiano, cioè Marco Travaglio. E chi sennò ?

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