Il ricco antipasto di Berlusconi, in attesa delle elezioni politiche

In attesa del pasto elettorale, che però non sa ancora se potrà consumare direttamente o limitarsi a vedere che lo consumi qualche uomo o donna di fiducia, perdurando il suo stato di incandidabilità impugnato davanti alla giustizia europea, a Silvio Berlusconi gli illustrissimi magistrati d’appello di Milano hanno dunque concesso un ricco antipasto. Che non è però di voti, non disponendo ancora la pur potente magistratura italiana di tanta forza o magìa, ma di soldi: più particolarmente di euro. Che sono quelli dovuti all’ex marito da Veronica Lario -nome d’arte più noto di quello vero- per averli ricevuti legittimamente, per carità, come mantenimento divorzile, in esecuzione di regolari sentenze, ordinanze e quant’altro, ma ingiustamente. E sono tanti, anche se di incerta misura.

La prima cifra di cui ho sentito parlare nei telegiornali pubblici e privati era di 70 milioni di euro, scesi poi a 60, poi ancora a “una sessantina”, a 54, a 52, a 46, infine a 42. Spero, per Berlusconi, che il calcolo si sia fermato qui e non sia destinato a scendere ancora, pur se 40 milioni di euro, per dire, sono sempre una bella cifra: sia per lui che deve riceverli, sia per la ex moglie che glieli deve restituire, essendosi finalmente i magistrati accorti che la signora, anche a causa della generosità pregressa del suo ex marito, aveva e ha di suo per mantenersi da sola, e da ricca, anzi ricchissima.

Peccato che 42 milioni di euro, di più o di meno, non siano 42 milioni di voti. Che farebbero più piacere al ricchissimo ex presidente del Consiglio: superiori persino al 50 per cento più uno dei voti richiesti ad un partito o concorrente per dire di avere conquistato la maggioranza assoluta, e di poter finalmente governare da solo, senza i condizionamenti, i capricci, gli sgambetti, le slealtà, gli ammutinamenti degli alleati. Che nella prima parte della sua avventura politica, cominciata a passo di carica nel 1994 gliene hanno fatte vedere e sentire di tutti i colori a Berlusconi: sino ad esporlo al disagio – da lui appena lamentato di nuovo nel salotto televisivo dell’amico Bruno Vespa, che da impertinente glielo aveva appena fatto notare in una interruzione- di non aver potuto mantenere al cento per cento le promesse fatte agli elettori prima del voto.

Il cento per cento. Ecco: questo è il sogno di Berlusconi. Cento per cento delle promesse mantenute. E magari anche cento per cento dei voti, senza che gli elettori ne sprechino neppure uno per gli altri, tutti al di sotto dei suoi meriti e delle sue potenzialità. E naturalmente senza che li gettino via nei cassonetti delle immondizie, quali sono quelli che contengono metaforicamente i voti degli astenuti, dei disertori dalle urne. Ecco perché i rifiuti a Roma, per esempio, traboccano in ogni quartiere e posto, anche nei sottopassaggi dei Ministeri.

Non resta a questo punto che dare a Berlusconi del buon antipasto e cercare di consolare l’ex moglie, Beppe Grillo, Matteo Renzi, Pietro Grasso, Laura Boldrini, Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema e compagni. I quali ultimi con la solita lungimiranza che distingue la sinistra dagli anni del feroce anticraxismo, almeno nella fase repubblicana della storia d’Italia, per non andare ancora più indietro, scambiano spesso la propria porta per quella degli avversari.  E riescono a fare, di meraviglioso, solo le autoreti.

 

 

 

Pubblicato da ItaliaOggi il 18 novembre 2017

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