Se Massimo Giletti studiasse di più prima di scendere nell’Arena

Ho cercato di dare una mano a Massimo Giletti come collega, cioè come giornalista, quale lui si vanta sempre di essere rimproverando alla sua ex azienda -la Rai- di averlo voluto trattare solo come uomo di spettacolo, negandogli spazi e temi di stringente attualità politica e sociale. L’unico modo in cui potevo aiutarlo era di preferirlo a Fabio Fazio e di sincronizzarmi su la 7 per assecondare la sua sfida professionale, purtroppo pomposamente paragonata a quella fra Davide e Golia.

L’ho seguito con interesse compiaciuto nella parte iniziale dedicata alla penosa vicenda umana, oltre che politica, dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini e della sua seconda famiglia. E’ stato un bel misto di inchiesta giornalistica e spettacolo, tra i lussi di Dubai, la stupidaggine sfrontata del cognato di Fini, la registrazione della telefonata dell’ex presidente della Camera “coglione” confesso, l’assordante silenzio del suo amico Corallo inseguito dal cronista, le immagini della casa di Montecarlo imprudentemente donata col testamento da una nobile militante al partito spentosi poi con la stessa fiamma che lo aveva acceso, la sua svendita a prezzi di saldo e tutto il resto. Cui curiosamente è mancata la registrazione di quel messaggio televisivo in cui l’ancora presidente della Camera si impegnava a dimettersi se fosse stata provato, come poi avvenne senza che lui lasciasse la terza carica dello Stato, il ruolo del cognato nell’affare monegasco.

I guai della nuova Arena di Giletti sono arrivati col secondo tema della serata domenicale: quello dei vitalizi degli ex parlamentari, che una legge già approvata alla Camera e ferma al Senato per i contrasti esistenti nel Pd vorrebbe ridurre dal 40 al 50 per cento ricalcolandoli col sistema cosiddetto contributivo adottato per quelli che matureranno i parlamentari in carica. Che non si chiameranno perciò più vitalizi e non potranno in ogni caso essere percepiti prima dei 65 anni di età, già inferiori ai 67 chiesti per i comuni cittadini.

Giletti ha cominciato a spararla grossa, senza che nessuno nello studio televisivo di ben mille metri quadrati messigli a disposizione osasse correggerlo, promuovendo a decreto legge, già in vigore quindi, il disegno di legge fermo al Senato. Che porta il nome del deputato del Pd Matteo Richetti, renziano come la consigliera regionale ed ex deputata Alessandra Moretti, ospite della trasmissione e spintasi a sostenere che, per quanto di dubbia costituzionalità, come lo stesso Giletti ha ammesso, debba essere approvato lo stesso. E guai se la Corte Costituzionale dovesse azzardarsi a bocciare la nuova legge per tutelare i cosiddetti e mai abbastanza disprezzati diritti acquisiti: monito condiviso dalla deputata forzista ed ex ministra alfaniana Nunzia De Girolamo, pure lei presa da sacro furore.

Il povero avvocato Maurizio Paniz, ex deputato e forzista anche lui, pur accolto persino con simpatia dal conduttore, è stato rapidamente trattato come un povero attore di commedia, e accusato di infantilismo dal giornalista Massimo Giannini di Repubblica, quando ha osato ricordare che in Italia esistono non poche centinaia o migliaia ma centinaia di migliaia di pensionati cosiddetti baby. Di cui nessuno contesta i milleduecento e persino  milleottocento euro mensili percepiti da una vita per avere lavorato a volte soltanto sette o otto anni, al netto del riscatto di laurea, servizio militare e quant’altro.  Costoro costano al bilancio dello Stato qualcosa come nove miliardi di euro.

A nessuno, dico nessuno, è venuto in testa di sostenere -chessò ?- l’opportunità di stabilire almeno dei criteri di equità sociale nell’intervenire sul migliaio o poco più di vecchi vitalizi in corso, distinguendo per esempio fra chi vive solo di questi e chi percepisce altre pensioni e/o altri redditi. No, niente da fare. Gli ex parlamentari o congiunti  sopravvissuti sarebbero la vergogna di questo Paese, e basta.

Se questa è la nuova Arena, nonostante il titolo della trasmissione dica il contrario, e Giletti si sente esonerato dall’obbligo di informarsi meglio, facendo quindi confusione non una ma più volte tra decreti legge e disegni di legge, e domani fra decreti legislativi e chissà che altro, o fra mozioni e interpellanze o interrogazioni, pago solo di offrire la sua tribuna alle peggiori pulsioni sociali, sono costretto a dare ragione a quelli che gli hanno impedito di continuare a fare tutto questo alla Rai, peraltro offrendogli così l’occasione di guadagnare di più altrove: cosa che gli dovrebbe sconsigliare, quanto meno, la parte del martire.

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