La festa del risparmio fra le celebrazioni centenarie di Caporetto

La giornata del risparmio, festeggiata quest’anno con particolare partecipazione da Ignazio Visco, appena confermato governatore della Banca d’Italia, coincide sfortunatamente con le celebrazioni, di cui sono pieni da una settimana i giornali e le trasmissioni televisive, del centenario della disfatta di Caporetto.

E’ una coincidenza sfortunata perché in qualche modo accomuna i nostri poveri soldati di cento anni fa, costretti alla ritirata o alla morte, spesso per fucilazione come traditori, ai risparmiatori che hanno dovuto più o meno recentemente gli effetti della cattiva gestione delle banche alle quali avevano affidato i loro denari. E su cui è ormai assodato che la vigilanza della Banca d’Italia è stata tanto zoppicante da avere indotto il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Pier Ferdinando Casini, a lamentare “troppe ambiguità e complicità”. E siamo solo agli inizi dell’indagine parlamentare, che non è detto sia destinata a finire con lo scioglimento delle Camere, per conclusione ordinaria della legislatura, perché lo stesso Casini ha preannunciato di voler chiedere ai presidenti delle assemblee di lasciar lavorare la commissione anche nei due mesi e più che trascorreranno dallo scioglimento alle elezioni all’insediamento del nuovo Parlamento.

Sarebbe strano se ciò non fosse permesso, anche se esiste obiettivamente il pericolo di un incrocio alquanto tossico fra i lavori della commissione inquirente, le inevitabili fughe di notizie e la campagna elettorale. D’altronde, se si fosse voluto tener conto di questo rischio, denunciato dallo stesso Casini quando criticò, inascoltato, le proposte d’inchiesta parlamentare, si sarebbe dovuto fare a meno di approvare la legge istitutiva della commissione. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, come dice un vecchio per quanto ambiguo proverbio.

Resta ora da vedere se Ignazio Visco, prima orientato -secondo indiscrezioni non smentite- a non rendersi disponibile ad una conferma e poi convertitosi all’ipotesi contraria per reazione agli attacchi rivoltigli anche dal segretario del partito di maggioranza, è destinato a rimanere il generale Luigi Cadorna della disfatta di Caporetto o a diventare, strada facendo, nello svolgimento del suo secondo mandato, il generale Armando Diaz. Che portò le truppe italiane alla riscossa e uscì dalla guerra come il Duca della Vittoria.

Sarebbe una miracolosa trasposizione di persone, ma la politica -si sa- è capace di questo e di altro. E non è detto che la politica sia solo quella fatta dai politici. E’ spesso politica anche quella che fanno gli estranei, comprese le cosiddette autorità o istituzioni di garanzia: dal presidente della Repubblica alla Corte Costituzionale, e al governatore della Banca d’Italia. E’ politica tutto ciò che si fa con effetti sui cittadini che -unici davvero- debbono subire. E non sono abilitati ad eleggere né il capo dello Stato, né i giudici costituzionali, né il vertice di Bankitalia, né gli amministratori delle banche alle quali affidano i loro risparmi.

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