Se davvero Bersani asciuga la scoglio col panno di Pisapia

 

Già molto invitato prima che lasciasse il Pd per rovesciarne il nome, non essendo riuscito a rovesciarne il segretario neppure lavorando di gomito col compagno Massimo D’Alema contro la riforma costituzionale nel referendum del 4 dicembre scorso, Pier Luigi Bersani è diventato in questa torrida estate il più corteggiato dai giornali e dalle televisioni. Che se lo contendono come la Madonna pellegrina. A volte lo si vede e si sente su più emittenti persino alla stessa ora dello stesso giorno, in diretta o in differita. E per goderne o disapprovarne, secondo i gusti, le stesse cose, le stesse metafore, le stesse battute, gli stessi tentativi di negare l’evidenza, come quando dice di non avercela, per carità, con Matteo Renzi. Che pertanto farebbe male a prendersela per i suoi ragionamenti e moniti scambiandoli per attacchi.

Ah, quel permaloso e “indisponente” segretario del Pd, riuscito a far perdere la pazienza anche al sindaco di Milano Giuseppe Sala, da lui stesso inventato per la successione a Giuliano Pisapia. Che, dal canto suo, fa sforzi sovrumani per contenersi nella missione affidatagli da Romano Prodi, allontanando la sua tenda dal Pd, di far saltare i nervi all’ex presidente del Consiglio con quelle cose dette e non dette, con quella “discontinuità” reclamata un giorno sì e l’altro pure. Che poi significa, anche se il termine non basta a soddisfare tutti gli avversari di Renzi, il riconoscimento da parte dello stesso Renzi –figuratevi- di non averne azzeccata una alla guida ne’ del governo, nei mille e più giorni trascorsi a Palazzo Chigi, ne’ del partito, prima e dopo essersi trasferito e blindato nell’ufficio che fu del tesoriere della Margherita Luigi Lusi. Che vi si barricava al Nazareno per lavori che gli sarebbero costati una condanna a 7 anni di carcere.

Eppure Pisapia, come anche Prodi, con la tenda allora più vicina al Pd, sia pure con dichiarazioni e motivazioni sofferte, votò il 4 dicembre la già ricordata e bocciata riforma costituzionale: cosa che Bersani e D’Alema gli hanno rapidamente e generosamente perdonato pur di arruolarlo nella nuova partita contro il toscano, ma non altre anime o isole dell’arcipelago della sinistra. Dove prima o poi Bersani, se gli dovesse capire di stancarsi di fare l’irriducibile in televisione lasciandosi invece prendere dalla stanchezza e dal caldo, potrebbe trovarsi davvero a dover pettinare le bambole, o ad asciugare lo scoglio, per rimanere nelle sue metafore, magari col panno prestatogli da un Pisapia che si è appena guadagnato sul Fatto Quotidiano da Andrea Scalzi il soprannome di “signor Quasi”. Anzi, “Quasi nulla”.

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