Aiutato un po’ sul piano emotivo dal suo fisico da peso massimo, Goffredo Bettini ha visto e indicato, compiaciuto, parlandone al Corriere della Sera, un “corpo a corpo” fra il centrodestra e il centrosinistra del suo campo largo nei risultati delle ultime elezioni amministrative. Un corpo a corpo , come quello del tre a tre nei ballottaggi nel sei maggiori Comuni dove si è votato domenica e lunedì scorsi, che il guru del Pd considera di buon auspicio per la sua parte politica nelle elezioni politiche dell’anno prossimo.
Si tratta tuttavia di un buon auspicio condizionato, per ammissione o monito dello stesso Bettini, alla volontà e soprattutto capacità del centrosinistra di “togliere dalle nostre teste i destini e le ambizioni personali”, a cominciare- direi- dalla segretaria del Pd Elly Schlein, decisa a candidarsi a Palazzo Chigi, e il presidente pentastellato Giuseppe Conte altrettanto deciso nell’aspirazione a tornarvi, convinto forse anche lui, come sostiene l’amico e sponsor Marco Travaglio, di essere stato il più bravo nella guida di un governo italiano dopo Camillo Benso di Cavour. Ma non trascuriamo altre ambizioni nel campo largo di ispirazione dichiaratamente moderata. Che nelle primarie non a caso reclamate dallo stesso Conte, le più aperte possibili, potrebbero togliere voti più alla Schlein che a lui, ma in questo caso giocando alla fine, nella competizione generale, a favore del centrodestra. Dove il problema della leadership di Giorgia Meloni semplicemente non esiste, tanto è indiscusso. Scontata, direi, questa leadership anche volendo gonfiare al massimo il “fenomeno” del generale Roberto Vannacci con l’aiuto di Lilli Gruber nel salotto televisivo più antimeloniano sul mercato.
Il centrosinistra del campo largo, o comunque finirà di chiamarsi col permesso o no di Conte, ha ereditato rovinosamente l’animosità interna della sinistra del “cannibalismo” appena descritta con la solita franchezza da uno che l’ha conosciuta e vissuta dall’interno: il direttore del Riformista Claudio Velardi, già collaboratore di un pezzo da 90 come Massimo D’Alema, ai tempi anche suoi di Palazzo Chigi.
Pubblicato sul Dubbio
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