L’ultima promozione guadagnatasi nella carriera militare da Roberto Vannacci, prima che cominciassero i guai procuratisi scrivendo del mondo troppo alla rovescia in cui si trovava a vivere in divisa, in abito civile, in vestaglia, in costume da bagno, o solo in maniche di camicia come si è appena presentato nel salotto televisivo di Lilli Gruber; l’ultima promozione, dicevo, guadagnatasi da Vannaccik nella sua carriera militare è stata tre anni fa a generale di divisione. Una funzione che lui sta letteralmente svolgendo anche in politica dividendo, appunto, il pubblico e fior di analisti fra ammiratori e denigratori, fra chi lo considera un affare per la destra di Giorgia Meloni, come ha scritto sulla Stampa Federico Geremicca non credendo agli attacchi appena sferratigli in Parlamento dalla premier in persona, o n un affare per la sinistra considerando la confusione che lui può procurare al centrodestra.
Nella corsa, tutta strumentale, a inseguirlo e farlo parlare in modo spiazzante, a dir poco, per la premier prossima al primato della longevità del governo formato quasi quattro anni fa, si è distinto un amico e collega di rete della Gruber, Massimo Gramellini, scrivendone sul Corriere della Sera fra un sorso e l’altro del suo caffè quotidiano.
“Come i sofisti dell’antica Atene, Vannacci conosce -ha scritto Gramellini- – l’arte di far diventare forte il discorso più debole. E’ uno straordinario semplificatore contro il quale discutere non solo è difficile ma frustrante, perché nel suo mondo al contrario gli unici fatti che vengono creduti sono quelli che confermano i pregiudizi. La realtà non riveste alcuna importanza. Non conta che gli islamici e i “voke” in Italia siano infinitamente meno che in Francia o in Gran Bretagna, né che una società di adulti senza figli e di anziani senza nipoti abbia bisogno di rinforzi per non condannarsi all’estinzione,, Vannacci racconta un mondo che non esiste, meglio che esiste solo nel “subconscio della Nazione”. Il luogo da cui Mussolini diceva di avere estratto il fascismo”.
Mi scuso per la lunghezza della citazione, ma valeva la pena offrirvela, credo, per dimostrare come si possa dare “in altre parole”, come il titolo della trasmissione televisiva di Gramellini, del fascista a un uomo che pure serve a chi ne scrive per danneggiare, colpire di più, affondare una fascista ancora più insidiosa quale sarebbe l’odiatissima Meloni con le ginocchiere appena applicatele da un parlamentare pentastellato nei rapporti falsamente polemici col fascistissimo presidente americano Donald Trump.
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