La buonanima di Silvio Berlusconi ha dunque trovato, o ritrovato, un giudice a Firenze, senza doversi spingere come il celebre mugnaio prussiano a cercarlo a Berlino. E’ fallito, appunto a Firenze, anche il sesto tentativo giudiziario di coinvolgerlo con l’amico di una vita Marcello Dell’Utri nelle stragi mafiose propedeutiche alla vittoria elettorale dell’esordiente Forza Italia nel 1994.
Hanno naturalmente esultato amici e familiari del compianto ex presidente del Consiglio. Le sorellastre Marina e Barbara hanno rinnovato la proposta ai politici di casa, e non, di dare finalmente concretezza legislativa alla responsabilità civile dei magistrati approvata in un referendum nel 1987 ma tradita in pochi mesi con un provvedimento che la rese e la rende tuttora evanescente, a dir poco. Sino a quando non vi si metterà mano permarrà l’”emergenza” giudiziaria riconosciuta anche dalla premier Giorgia Meloni parlandone al telefono con Marina Berlusconi. Un’emergenza aggravata dalla recentissima bocciatura referendaria della riforma costituzionale della magistratura. rimasta avvolta nella carriera unica disposta sotto il fascismo.
Pur fallito per sei volte, il tentativo di legare le fortune politiche di Berlusconi alle stragi mafiose potrebbe avere repliche -la settima e oltre- essendo imprescrivibile il reato contestatogli. Basterà un nonnulla per riaprire un’altra indagine. Il presente è dannatamente incombente, come quello usato su Repubblica nella sintesi odierna di prima pagina di Lirio Abbate: “Le stragi del 1993 continuano a produrre una domanda che la magistratura non è mai riuscita a chiudere. Cosa nostra stava soltanto ricattando lo Stato o stava cercando un nuovo equilibrio di potere mentre il vecchio sistema politico crollava sotto i colpi di Tangentopoli e delle bombe?”.
“Continuano a produrre”, ripeto, in un dannatissimo presente che peraltro si traduce mediaticamente e politicamente, oltre che giudiziariamente, nel peccato originale del partito fondato da Berlusconi, sia nella sua versione originaria e attuale di centrodestra sia nella versione futuribile della partecipazione ad un’altra maggioranza in caso di pareggio elettorale, l’anno prossimo
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