Il percorso all’indietro di Vladimir Putin: da Pietro il Grande a Caligola….

Vignetta del Secolo XIX
Titolo del manifesto

Con i “50 giorni di rovina” rimproveratigli giustamente dal manifesto nel titolo di copertina di oggi, o con quegli “818 obiettivi militari, alcuni minorenni” sarcasticamente addebitatigli da Stefano Rolli nella vignetta di prima pagina del Secolo XIX sulla guerra in Ucraina, ne ha fatta di strada all’indietro Vladimir Putin. Che era partito con l’ambizione di assomigliare a Pietro il Grande e rischia di chiudere la carriera come Caligola.

Busto di Caligola

Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, chiamato in origine affettuosamente Caligola, appunto, come la calzatura dei legionari comandati dal padre, fu il terzo imperatore romano della dinastia giulia claudia. Succeduto a Tiberio nel 37 dopo Cristo, ad appena 24 anni, ne fece di tutti i colori trasformando in odio la simpatia che lo aveva circondato prima di salire sul trono. Fra le stravaganze attribuitegli la più famosa forse è rimasta quella della nomina del suo cavallo preferito a senatore, console e sacerdote.

Esortato da un collaboratore a darsi una regolata, diciamo così, vista l’impopolarità accumulata in soli quattro anni di regno, lo sprovveduto rispose che gli importava di essere non amato ma temuto. Di lì a poco una delle sue guardie pretoriane cautelò Roma uccidendolo. Era il 41 dopo Cristo. 

Pur forte, dicono i suoi estimatori. di una popolarità in Russia calcolata attorno all’83 per cento -di fronte alla quale potrebbe anche risparmiarsi le violenze che ordina, in piazza e altrove, contro i pochi, evidentemente, che protestano contro di lui, per esempio chiamando guerra quella che lui sta conducendo contro l’Ucraina e non una “operazione speciale” di “denazificazione” del Paese sventuratamente confinante-  Putin ormai fa paura davvero a tutti i vicini. Persino paesi neutrali di lunga e consolidata tradizione come la Finlandia e la Svezia per proteggersi dalla Russia di questo Caligola dei nostri giorni hanno deciso di mettersi sotto l’ombrello protettore della Nato. Che d’altronde  fu preferito in Italia giù nel 1976 dall’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer allo scudo dell’allora Unione Sovietica confezionato col Patto di Varsavia, e scambiato sino ad allora dai comunisti italiani come protettivo pure per loro all’opposizione. 

Il presidente egiziano Al Sisi

Anche il gas della Russia di Putin ormai gronda di sangue. Piuttosto che continuare ad usarlo, e anche a costo di farsi ridere appresso o insultare, il nostro presidente del Consiglio Mario Draghi preferisce i condizionatori d’aria chiusi nell’estate pur torrida che forse ci aspetta. E per non tenere spenti anche i termosifoni nel prossimo inverno si è messo a cercare forniture energetiche altrove: dai lontani Stati Uniti -il cui gas sembra  però peggiore di qualità di quello russo, oltre che più caro- all’Algeria, dove ha già firmato un contratto, al Mozambico, al Congo e persino all’Egitto di Al Sisi, che pure è un despota che si è guadagnato in Italia una impopolarità particolare per l’assassinio impunito del giovane Giulio Regeni. I cui responsabili sono coperti dal presidente egiziano, che sembra avere addirittura promosso generale uno di loro. Non parliamo poi del processo volutamente lumaca in corso al Cairo contro un giovane italiano, diciamo così, onorario iscritto all’Università di Bologna: l’egiziano Patrik Zaki.  

Forse non sarà il caso, come hanno già obiettato alcuni anche dall’interno della maggioranza di governo in tregua pasquale, a cominciare dal segretario del Pd Enrico Letta, di acquistare gas anche da Al Sisi, ma già il fatto di averci messo in questa situazione, di doverlo cercare cioè anche da lui, dimostra come siano diventati insostenibili i rapporti con la Russia di Putin. Che continua intanto la sua guerra, fra le rovine  e i morti dell’Ucraina e i morti e le carcasse dei carri armati e delle navi della Russia, non so sino a quale data. I più ottimisti parlano del 9 maggio, anniversario della vittoria contro i nazisti nella seconda guerra mondiale, che Putin vorrebbe festeggiare al Cremlino vedendo sfilare in piazza qualche trofeo ucraino. Roba da vero Caligola. 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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