Il sogno inconfessabile di Silvio Berlusconi per il voto del 4 marzo

            Anche Marcello Pera, che lo conosce bene per averlo frequentato a lungo in veste di autorevole consigliere, mancato ministro della Giustizia e infine presidente del Senato, prima di staccare la spina e ritirarsi nella sua Lucca, si è detto convinto, parlandone recentemente col Foglio, che Silvio Berlusconi abbia un sogno inconfessabile nella corsa al voto del 4 marzo. E’  di vincere sì con la sua coalizione di centrodestra, ma solo virtualmente, senza avere i numeri parlamentari per scomodarsi a designare un presidente del Consiglio al capo dello Stato, visto il proprio perdurante impedimento giudiziario, e aiutarlo poi dietro le quinte a difendersi più che dagli avversari di sinistra, dall’alleato leghista Matteo Salvini.

           E’ un’esperienza d’altronde, pur non ricordata generosamente da Pera, che Berlusconi visse in proprio  nel lontano 1994 col suo primo governo, quando dovette difendersi dall’alleato leghista Umberto Bossi e infine capitolare in circa otto mesi, non avendo trovato aiuto da nessuna parte: né al centro post-democristiano, che allora disponeva di gruppi parlamentari formalmente equidistanti pilotati da Rocco Buttiglione, né a sinistra e tanto meno al Quirinale. Dove il capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro aveva nominato così malvolentieri presidente del Consiglio l’uomo di Arcore  da dettargli con tanto di lettera, a dir poco inusuale, le linee essenziali del programma di governo, specie di politica estera.

          Dopo il 4 marzo di questo 2018, allorché anche i grillini avranno accertato l’inconsistenza del loro successo elettorale, avendo avuto più voti di tutti gli altri presi singolarmente ma non la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari, come ha appena pronosticato a ragione il presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, a Berlusconi sarebbe più facile accordarsi con Matteo Renzi per un Gentiloni 2, o qualcosa del genere, di quanto gli toccherebbe fare per forza, e chissà a quale prezzo, con Salvini vincendo le elezioni davvero il centrodestra.

         In questa realistica visione delle cose, che i sondaggi d’altronde tendono ad accreditare, fa un po’ ridere francamente quella specie di totoministri cui lo stesso Berlusconi si è abbandonato nella campagna elettorale tenendosi ben stretto il nome da designare per Palazzo Chigi per “non comprometterlo”, come ha spiegato in televisione, ma proponendo a Salvini il Ministero dell’Interno e a Giorgia Meloni quello della Difesa. Non mi spingo oltre per non ridere tanto da non poter proseguire con queste mie osservazioni. Che comunque chiudo lo stesso perché la situazione è tragica ma non seria, come diceva la buonanima di Ennio Flaiano.

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