Quel piccone di Pietro Grasso contro la ministra della Sanità Beatrice Lorenzin

            Comunque finirà la sua avventura politica alla guida dei Liberi e uguali, Leu in acronimo, Pietro Grasso potrà vantarsi con la sinistra, che ama da ragazzo, di avere scoperto, denunciato e forse anche neutralizzato un’infiltrata  pericolosa e troppo a lungo sfuggita ai radar mediatici. Che sono stati probabilmente distratti dal gradevole aspetto fisico, dalla maternità e anche da qualche buona iniziativa della ministra della Sanità nei tre governi succedutisi durante la diciassettesima legislatura. Si tratta infatti proprio di lei, Beatrice Lorenzin, ex Forza Italia e ora in groppa a quel cavallo di Troia che il presidente uscente del Senato ha individuato in Civica Popolare, come si chiama il movimento di recentissima formazione dove si sono raccolti uomini e donne di tradizione moderata, fra cui Pier Ferdinando Casini, convinti che la collaborazione col Pd sperimentata negli ultimi cinque anni al governo possa proseguire.

            Di questa collaborazione è stato in qualche modo partecipe per quattro anni, nove mesi e qualche giorno dal suo pur alto scranno istituzionale anche Grasso, sino a quando non si è dimesso dal gruppo parlamentare del Pd. E non è trasmigrato altrove, peraltro rifiutandosi di pagare al partito di provenienza un debito di 80 mila euro e rotti, per contributi rapportati alle indennità parlamentari, accusando l’amministratore di non avergli chiesto il saldo nei tempi e soprattutto nei modi dovuti, più in pubblico che in privato. Eppure quel debito l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, artefice dell’arrivo di Grasso al Senato e poi anche della sua incoronazione al vertice di Leu, lo ha pagato senza fare tante storie, staccando un assegno e basta.

            Comunque, almeno per quanto riguarda l’estrema pericolosità politica, il carattere inquinante della Lorenzin per la sinistra e via dicendo, o sproloquando, meglio tardi che mai. Una volta che ha scoperto il bubbone, da procuratore generale della sinistra, emulo della missione giudiziaria compiuta contro la mafia, e un po’ anche da chirurgo, Grasso si è mosso con  energia. E ha spiegato personalmente nel salotto televisivo di Porta a Porta, dove peraltro l’interessata gli è subentrata sulla poltrona dell’ospite ricevendone anche un disinvolto saluto sorridente, di avere reclamato e ottenuto dal governatore uscente della regione Lazio Nicola Zingaretti l’esclusione della Lorenzin dal perimetro del cosiddetto centrosinistra.

            Informatone, come  ha poi avuto la bontà di rivelare la ministra della Sanità,  il segretario del Pd Matteo Renzi se n’è doluto molto, ma nulla di più ha potuto fare per non compromettere l’unico caso di alleanza con gli scissionisti nelle elezioni regionali abbinate a quelle politiche del 4 marzo. Se in cuor suo, almeno, se ne sia doluto anche il piddino Zingaretti subendo il diktat del procuratore generale della sinistra, non si sa. E forse non è neppure il caso di saperlo per non mettere ingiustamente a rischio la simpatia che si è conquistato nel vasto pubblico televisivo l’incolpevole fratello di Zingaretti. Che è Luca, l’ormai mitico commissario Montalbano.    

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