La generosità astuta di Bruno Tabacci con Emma Bonino

Il 2018 è appena cominciato e abbiamo già da festeggiare il matrimonio forse più clamoroso dell’anno. E’ quello tutto politico, per carità, fra la radicale più famosa d’Italia e il democristiano fra i più inossidabili, sopravvissuto allo scioglimento della Dc annunciato con un telegramma all’allora Consiglio Nazionale da Mino Martinazzoli, che ne fu pertanto l’ultimo segretario.

            Lei, la sposa, è naturalmente Emma Bonino, 70 anni da compiere a marzo, piemontese, 7 legislature alle spalle, sia pure a spezzoni come erano abituati a fare i radicali dimettendosi dopo un po’ per fare subentrare in Parlamento altri esponenti dello stesso partito. In verità, qualcuno di legislature  della Bonino ne ha contate otto, ma poco importa chi abbia ragione. Si può ben dire lo stesso che la signora è una veterana del Parlamento, dove peraltro è stata anche vice presidente del Senato tra un incarico di governo e l’altro, essendo stata ministra degli affari europei, del commercio estero e degli Esteri, oltre ad avere onorato l’Italia, per riconoscimenti unanimi a Bruxelles, come commissaria europea, su designazione allora del primo governo di Silvio Berlusconi.

            Eppure, pensate un po’, la mia amica Emma ha forse più nemici nel suo mondo, quello una volta radicale nel senso pannelliano, che fuori. Sono gli scherzi delle militanze politiche molto forti. E di un’eredità sempre difficile da prendersi o da assegnare quando a scomparire è stato un uomo così particolare come Marco Pannella, che ogni tanto si divertiva a divorare i suoi delfini, nella consapevolezza neppure nascosta di essere unico.

            Lo sposo di questo clamoroso matrimonio del nuovo anno è naturalmente Bruno Tabacci, 71 anni compiuti nello scorso mese di agosto, 5 legislature alle spalle, già presidente della sua regione ai tempi della cosiddetta prima Repubblica e poi, fra l’altro, assessore al bilancio della giunta comunale di Milano presieduta da Giuliano Pisapia. Le sigle e i gruppi o movimenti per i quali egli è transitato dopo la fine della Dc è sicuramente lungo, ma scandalizzarsene sarebbe sciocco dopo la caduta delle ideologie, al plurale, col crollo del muro comunista di Berlino, ben prima quindi che il povero Martinazzoli sciogliesse la Dc inseguita, come altri partiti, dai cacciatori di teste in servizio permanente effettivo presso quasi tutte le Procure della Repubblica, improvvisamente accortesi della lunga e consolidata pratica del finanziamento illegale della politica.

            Ma non divaghiamo. E torniamo al matrimonio politico di quest’anno appena nato, a Camere sciolte e quindi con gli adempimenti in corso per la presentazione delle liste dei candidati alle elezioni politiche del 4 marzo. Il vecchio –si fa per dire- signore lombardo ha avuto la galanteria, o la generosità, come l’ha definita la beneficiaria, di esonerare la vecchia signora piemontese- si fa sempre per dire- dall’obbligo di raccogliere in pochi giorni venticinquemila firme in tutta Italia per poter depositare le sue liste chiamate +Europa. Con le quali Tabacci mescolerà, per questa tornata elettorale, quelle del suo Centro Democratico. Che, essendo un partito già rappresentato con tanto di gruppo in Parlamento, è considerato dalla legge abbastanza noto per fare a meno di farsi riconoscere dagli elettori  col rito delle firme.

            Nel celebrare in pubblico le loro nozze politiche gli sposi hanno annunciato che decideranno solo in un’assemblea indetta per il 13 gennaio se e con qualche schieramento apparentarsi a loro volta nelle elezioni. Ma solo un colpo di scena ancora più clamoroso del loro matrimonio politico potrà portare Emma Bonino e Bruno Tabacci a rifiutare l’apparentamento offerto loro dal Pd di Matteo Renzi. Che avrà così una gamba dichiaratamente europea e di centrosinistra affiancata a quella dichiaratamente centrista della ministra uscente della Sanità Beatrice Lorenzin, già del Nuovo Centro Destra e poi Alternativa Popolare del ministro uscente degli Esteri Angelino Alfano.

            Ciò naturalmente ha già fatto saltare la classica mosca al naso agli avversari di Renzi, che avevano appena goduto del fallimento del tentativo di Giuliano Pisapia, affiancato proprio da Bruno Tabacci, di allestire una lista elettorale apparentata col Pd.

            Fallita l’operazione Pisapia con una rinuncia dell’ex sindaco di Milano più subìta che condivisa dal suo ex assessore al bilancio, Tabacci con un misto di generosità e di astuzia politica si è quindi predisposto a raggiungere con Emma Bonino lo stesso obiettivo di un soccorso politico a Renzi.

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