Mario Monti, sfrenato sulla linea del rigore, attacca i partiti e persino Draghi

            C’è qualcosa di peggio di una campagna elettorale imbottita di promesse irreali, che un po’ tutti i partiti fanno sapendo bene che non potranno mantenerle o perché, perdendo le elezioni non andranno al governo, o perché, pur andando al governo, magari senza avere neppure loro vinto le elezioni ma accordandosi con altri sconfitti dopo il voto, potranno accampare mille scuse per sottrarsi agli impegni. La più facile delle quali potrà essere proprio quella di avere dovuto accordarsi con altri meno generosi, o più tirchi, per garantire la cosiddetta governabilità del Paese. Altrettanto facile sarà scaricare ogni colpa sull’Europa e sui vincoli finanziari, derivanti da trattati contro i quali in Italia sono vietati i referendum abrogativi.

            Peggiore di questo scenario sicuramente negativo sul piano etico e pratico, perché consente la turlupinatura degli elettori, pur allertati da giornali e analisti che ogni tanto cercano di smontare i conti farlocchi di chi promette troppo, è la tentazione di buttarla sul penale. Cosa che ha appena fatto il senatore a vita ed ex presidente del Consiglio Mario Monti con un editoriale sul Corriere della Sera che ha interrotto la sospensione di una collaborazione a livello così impegnativo: sospensione seguita ad uno scontro consumatosi sulla pagina della posta dei lettori del giornale milanese di via Solferino  fra lo stesso Monti e Aldo Cazzullo. Il quale aveva risposto a dovere all’ex presidente del Consiglio dolutosi delle sue critiche per l’eccessivo rigore praticato nell’esperienza tecnico-politica a Palazzo Chigi, a costo di ammazzare il paziente affidatogli dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

            Monti si è doluto, questa volta, che non vi sia una legge, e probabilmente neppure un procuratore della Repubblica disposto a crearsela di fatto interpretando a suo modo qualche articolo del codice penale in vigore, che possa evitare, punendola tempestivamente, la turlupinatura elettorale. Che quanto meno confinerebbe col reato di cosiddetto voto di scambio.

            L’ex presidente del Consiglio e- ripeto- senatore a vita felicemente in carica, in grado quindi di presentare qualche suo concreto disegno di legge a Palazzo Madama non appena ne avrà la possibilità tecnica, visto che le Camere della diciassettesima legislatura sono state ormai sciolte, mi è sembrato sognare col suo editoriale qualche ufficio giudiziario dove obbligare i partiti a depositare i loro programmi, come debbono fare con le liste dei candidati: uffici nei quali però dovrebbe essere permessa una verifica dei conti e la bocciatura delle proposte irreali, a giudizio naturalmente delle toghe. Che già potendo disporre di tutto, anche della sopravvivenza di imprese piccole e grandi, come hanno dimostrato certe iniziative assunte a Taranto per l’Ilva, potrebbero pur arrogarsi prima o poi anche il compito di mettere fuori gioco questo o quel partito sulla soglia delle elezioni giocando sui confini tra tecnica e politica.

            Questi tecnici prestati più o meno imprudentemente alla politica fanno paura, almeno a me, più ancora dei magistrati che hanno preso la cattiva  abitudine di fare politica con le loro indagini e sentenze. E dei giornali e giornalisti che li giustificano e li sostengono, per esempio liquidando il garantismo come una forza più o meno surrettizia di assistenza ai criminali: di concorso esterno –si dice così adesso- alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, corona unita e simili.

            Nel suo rigorismo tecnico e finanziario Monti è riuscito con il suo editoriale sul Corriere della Sera ad allungare di fatto un’ombra di sospetto, se non di accusa di lassismo e complicità  con i turlupinatori degli elettori, persino sulla Banca Centrale Europea gestita dall’italiano Mario Draghi, già sotto pelosa sorveglianza tedesca.

          In particolare, la Banca Centrale Europea “ha causato col finanziamento facile del settore pubblico e i tassi di interesse molto bassi –ha sentenziato Monti nei panni che immagino di procuratore generale europeo contro gli sprechi e simili- un effetto anestetico, un artificiale offuscamento delle reali condizioni della finanza pubblica e dell’economia. Si sono così attenuati gli stimoli a completare il risanamento finanziario e le riforme strutturali”. E i partiti –aggiungo io- hanno potuto e possono ancora profittarne per imbrogliare il paziente anestetizzato.    

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